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giovedì 15 dicembre 2016

Cosa succede - il punto della settimana n.5

Ed eccomi, dopo la pausa di giovedì scorso per la festività dell'Immacolata, al classico appuntamento con "Cosa succede". Il mio riepilogo settimanale oggi tocca vari punti, tra politica, calcio e Vaticano. Ecco gli spunti di questa settimana:

- nuovo governo Gentiloni (o Renzi-bis mascherato, a voi la scelta): dopo tante ipotesi, il Presidente Mattarella ha conferito l'incarico a Gentiloni come nuovo Presidente del Consiglio, dopo le dimissioni post-referendarie e psico-drammatiche in senso ironico di Renzi. Nella squadra di ministri poche novità, se non conferme scontate e scambi di ministeri. Due le nomine che hanno lasciato un po' stupiti e, in alcuni casi, contrariati: l'assegnazione degli Esteri ad Alfano, il quale è oggetto di scherno per la sua poca conoscenza dell'inglese (quantomeno la sua difficoltà nel parlarlo) e l'assegnazione del ruolo prestigioso di Sottosegretario alla Presidenza alla Boschi, che, dopo la disfatta del Referendum, si pensava finisse un po' nelle fasce basse della politica, magari in retrovia in attesa di riciclo in tempi migliori. Invece entrambi, persone per tutte le stagioni, sono al loro posto o lo hanno migliorato. Davvero bravi nelle loro capacità di auto-promozione e di sgomito nella politica italiana, che sempre più fa capire come il merito e la capacità non siano metro di giudizio per ottenere posti e dove si può sbagliare all'infinito, tanto un posto se porti voti c'è sempre.

- "Never ending closing": è il titolo di un possibile film sulle vicende della ormai annuale storia della vendita del Milan ad una cordata/fondo/non si sa cosa cinese, pare partecipato addirittura dal Governo di Pechino stesso o da sue controllate. Intanto Fininvest incassa 200 milioni di caparra e la storia si allunga fino al 3 di marzo, nuova data per questo infinito closing. Quello che di tutta questa vicenda insospettisce tanti è il retropensiero che dietro ci sia una mostruosa operazione di rientro di capitali all'estero di Berlusconi, frutto di chissà quali attività, in modo da farli tornare all'ovile in maniera all'apparenza legale. Come sento dire in questi casi, se qualcuno ha prove di tutto questo, le procure della Repubblica (e credo quella di Milano in particolare) non aspettano altro, quindi fatevi avanti, e vedrete che troverete tutta l'assistenza. Detto questo, vedremo con il tempo se il closing si verificherà e qualora non riuscisse, Fininvest avrebbe chiuso l'affare del secolo: 200 milioni di euro all'apparenza senza vendere nulla farebbero invidia a qualunque affarista. Attendiamo fiduciosi i nuovi sviluppi... in attesa di un nuovo mercato all'insegna dell'autarchia.

- Bergoglio e i suoi 80 anni: Papa Francesco sabato compirà 80 anni, ma quello che colpisce e strappa una risata è la frase da lui pronunciata nei confronti di una fedele che gli ha consegnato una torta con scritta "80" nell'udienza generale di ieri. Ha infatti detto che al suo paese chi fa gli auguri in anticipo per il compleanno è considerato uno iettatore. E poi dicono che all'estero sono diversi, e invece a quanto pare la scaramanzia è uguale a quella italica. Comunque sia auguri al Pontefice... anzi no, che se no passo per iettatore anche io.

Detto questo, per questa settimana è tutto. Ci rileggiamo alla prossima... ad maiora!

lunedì 12 dicembre 2016

E sono quattro...

Con l'incarico, accettato con riserva come da prassi, a Gentiloni, siamo al quarto governo non eletto da dopo Berlusconi. O, meglio specificare, il quarto governo che si regge su una maggioranza che non era tale dopo il voto, ma che si è creata "artificiosamente" a seguito di grandi coalizioni (Monti e Letta), poi di fuoriuscite da altri partiti (Renzi e Gentiloni).

Il tema però non è da approcciare sulla base di strepiti o di "voto subito". Purtroppo, e su questo non ci sono dubbi, se non si apporta alle attuali leggi elettorali una qualche forma di correttivo, rischiamo in caso di voto di trovarci di nuovo una situazione bloccata, in quanto il rischio di avere due maggioranze diverse tra Camera e Senato è forte, stante la natura diversa delle modalità di attribuzione dei seggi (maggioritario su base nazionale la Camera, proporzionale su base regionale il Senato).

Le due maggioranze diverse darebbero come effetto la non governabilità del paese, e la necessità di andare di nuovo incontro a un governo di larghe intese... ma quanto larghe? Purtroppo in un sistema tripolare, come appare ci stiamo instradando, è probabile che le due coalizioni classiche (centro-destra e centro-sinistra) si alleino in funzione dell'osteggiare il terzo partito (il Movimento 5 Stelle), il quale al momento risulta comunque il primo o secondo partito a seconda di come si leggono vari sondaggi.

La situazione sarebbe molto simile ad altre a livello europeo, anche se con contenuti diversi: in Francia abbiamo la destra neo/post-gollista e i socialisti che si oppongono al Front National di destra più radicale. In Germania i popolari e i social-democratici uniti in funzione anti Alternativa per la Germania (anche se va detto che i popolari in realtà sono la summa di due partiti di centro-destra).
Nel Regno Unito conservatori e laburisti contro l'UKIP di Farage.

Il vero problema è il rischio di un non-governo non perché le regole siano sbagliate, ma perché nessun partito riesce a raccogliere quel consenso che gli consente di poter governare con una maggioranza stabile e a non dipendere da un altro partito con idee a volte diametralmente opposte, che si uniscono solo per non far vincere qualcun altro.

Quindi, se non vogliamo avere un minimo di stabilità e non andare alle urne ogni 15 giorni (vedi la Spagna, tanto per fare un altro esempio, dove peggio ancora i partiti sono quattro tra Popolari, Socialisti, Podemos e Ciudadanos) bisogna trovare una legge elettorale che l'indomani dica quale è la maggioranza e chi ha vinto, con le responsabilità connesse al voto.
Il rischio è quello attuale, cioè di avere uno dopo l'altro Presidenti del Consiglio a geometrie variabili, che si disarcionano o si tengono a galla solo grazie al cambio di casacca di alcuni parlamentari.

Per il bene dell'Italia, facciamo una legge elettorale uguale per Camera e Senato, prima di andare alle urne...

mercoledì 7 dicembre 2016

Il vizio radical-chic

Nelle mie evidenze post-Referendum (qui il post) vi avevo accennato nella parte conclusiva alle edificanti esternazioni di una rappresentante del PD nei confronti di chi ha votato No. Nello specifico, facendo un richiamo al voto estero a larga maggioranza per il Si, ha esternato che questo risultato era dovuto alla "fuga di cervelli" di cui tanto si parla in ambito di ricerca e innovazione. Come a dire che chi ha votato No è uno con poco o nullo cervello, in quanto rimasto in Italia.

Se l'esternazione fosse stata una e isolata, probabilmente si sarebbe andata ad inserire in un contesto di una "uscita poco felice" di un esponente politico. Però, come osservato da un articolo di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera on-line di oggi, in realtà il vizio dei cosiddetti radical-chic di sbeffeggiare e denigrare chiunque non voti quello che loro ritengono giusto, è un vizio che si ripete ciclicamente in Italia, e che ha trovato nuova linfa nel nuovo modello di sinistra benpensante di cui Renzi è il massimo esponente (chissà per quanto ancora, viene da dire).

Quella sinistra salottiera e elitaria, figlia del politically correct, quella che parla di accoglienza, ma non vuole vicino il centro profughi, quelli ricca, ma che vuole apparire vicina ai problemi dei più poveri, quella che benpensa. La morale è che esiste sempre una fetta minoritaria di popolazione che si crede di serie A, che giudica di serie B e becera la maggioranza, aumentando però in questo modo il clima di disaffezione e distanza che si crea tra Stato e cittadini.

Questo avviene soprattutto quando al Governo vi è una forza che si circonda di questi personaggi, che non si sforza di vedere la realtà delle strade e della quotidianità di quella maggioranza meno fortunata, che per arrivare a fine mese deve fare i salti mortali.

Non voglio fare demagogia a basso prezzo, ma credo che fintanto che non si rompe questa sorta di muro che divide le persone, non sarà mai possibile fare qualcosa di concreto per questo Paese. Una politica che mira al consenso personale, al tornaconto proprio, alla difesa della rendita, all'auto-celebrazione e al mero mantenimento del consenso non è una politica seria. Ma neanche una politica fatta di no continui e rifiuto del confronto con l'avversario, perché lo si ritiene indegno di parlare, non porta a vantaggi, in quanto non fa capire cosa si voglia fare per cambiare la situazione.

Credo che in Italia sia il momento di una nuova idea, un nuovo modo di vedere le cose, uscendo dagli steccati classici, ma senza cadere nel populismo da bar, ma neanche nel politicamente corretto a ogni costo. Chissà se qualcuno riuscirà nell'impresa... la vedo dura.

lunedì 5 dicembre 2016

Referendum - Commento sul risultato

Ed eccoci qua, come avevo anticipato sul mio profilo Facebook, in questo post mi occuperò dell'argomento del weekend (e degli ultimi mesi...): il Referendum Costituzionale.

Tenterò di dare alcuni spunti di riflessione, che sono a mio giudizio rilevanti, per capire come questo potrebbe una sorta di spartiacque della vita politica italiana e culturale del paese. Troppo roboante? Forse. Ma vediamo gli spunti.

Partiamo intanto dal risultato: ha vinto il No, con una percentuale elevata rispetto alle previsioni, circa il 60% rispetto al 40% del Si. Dalle prime analisi fatte dagli istituti demoscopici (leggasi quelli che fanno i sondaggi), pare che a votare No siano stati maggiormente le fasce di età molto giovani, mentre il Si ha prevalso nelle persone oltre i 60 anni. Inoltre l'affluenza è stata elevata, vicina a quella di elezioni politiche. Questi due dati mi danno un po' di sollievo, rispetto al disinteresse delle persone alla politica e all'occuparsi del futuro del paese: quando il motivo è sentito, l'italiano vota.

Personalmente, credo che questo voto rifletta due realtà. La prima riguarda la "personalizzazione" della tornata elettorale: l'errore parte da lontano, cioè da quando Renzi, forte del risultato delle Europee, comincia il cammino impervio tra Italicum (legge elettorale) e la riforma Boschi (la riforma costituzionale. Credo che un governo rappresentante una maggioranza parlamentare costruita sulla carta, frutto di sostegni al partito di maggioranza relativa da parte di "transfughi", non avrebbe dovuto imbastire una modifica costituzionale. Se l'idea di base è assolutamente condivisibile (riduzione del numero dei parlamentari, superamento del bicameralismo perfetto, eliminazione di enti inutili), all'atto pratico il dover mettere d'accordo tante piccole esigenze dei gruppetti di sostegno al governo ha comportato un accordo all'insegna del "meglio questo che niente", che lasciava parecchi nodi irrisolti o mal scritti. Ecco, io la logica del "meglio questo che niente" non la accetto da chi mi deve governare: o fai una riforma vera, organica, completa, coinvolgendo il più ampio fronte parlamentare a sostegno, oppure non la fai, se vedi che non ci sono i numeri. E nel momento in cui Renzi ha forzato la mano rompendo il patto del Nazzareno con Berlusconi, lì doveva capire che la riforma sarebbe caduta lettera morta. E invece ha continuato nell'iter, pensando che il suo essere così presente mediaticamente lo avrebbe portato a convincere gli italiani. Faccio notare che, se i sondaggi valgono qualcosa, il PD è oggi accreditato di un 32/35% delle preferenze: significa che Renzi avrebbe dovuto convincere a votare la sua riforma almeno un 15% degli italiani. Se a questo si somma la fronda interna della minoranza, questa percentuale sarebbe salita ad almeno il 20% nella migliore delle ipotesi. Una enormità per le dinamiche tripolari attuali.

La seconda realtà è quella del merito: la riforma di fatto non garantiva la stabilità, in quanto pur se una camera sola doveva dare la fiducia al Governo, il fatto di poter avere maggioranze diverse al Senato portava, come conseguenza, il dover comunque scendere a compromessi per poter votare alcune leggi o quanto meno per non ritardarne la loro promulgazione (ricordo che il Senato aveva sempre la possibilità di richiamare a se le leggi  votate dalla Camera, la quale poteva però non accogliere le modifiche, rivotando il testo uguale a come lo aveva inviato al Senato). A quel punto sarebbe stato meglio eliminare del tutto il Senato, in quanto non più sensato nell'era moderna. Prima aveva una ragione, frutto del mantenimento della continuità rispetto alla situazione pre-Costituzione del '48: durante il Regno d'Italia rappresentava la camera della nobiltà non eletta, poi trasformata nella camera degli "anziani saggi" e a tutela delle prerogative delle Regioni con l'avvento della Repubblica. Esso si contrapponeva nella versione monarchica alla Camera eletta dai sudditi, mentre nella versione post-bellica alla Camera dei giovani e nazionale.  Il bicameralismo secondo me ha senso solo in uno Stato Federale, come gli Stati Uniti ad esempio, in quanto può essere il collante tra Stati/Regioni singoli e il governo federale, legiferando sulle leggi condivise o di prerogativa del centro. Altrimenti è solo un doppione, che non aggiunge o toglie niente al dibattito. Quindi tanto vale farne a meno.

Concludendo il mio lungo pensiero, metto i punti sui quali vi invito a riflettere o a farvi una bella risata:
1) la storia delle matite è sinceramente stucchevole: sono presidente di seggio e vi posso affermare che la matita copiativa, se lo è e non è stata usata una matita normale, non è cancellabile del tutto. E' si cancellabile se il tratto è parecchio leggero, e comunque solo su un foglio di carta normale, in quanto sulla carta delle schede elettorale, passando la gomma come minimo si toglierebbe colore alla scheda, se non addirittura arrivando a rovinarla con uno strappo;
2) proprio perché presidente di seggio, invito tutti a non pensare i componenti dello stesso come dei complottisti al servizio di questo o quel partito, messi lì per cambiare voti o fare brogli: la maggioranza delle persone che compongono i seggi sono persone oneste, che fanno il loro lavoro per piacere, per curiosità o per senso dello Stato, e mettono da parte le proprie idee, come il sottoscritto, per il bene della collettività. Quindi non demonizzateci, vi prego;
3) i mercati finanziari, se lo "shock" è annunciato, si riequilibrano sempre (ovviamente a loro vantaggio) nel breve periodo: come avete visto Brexit, Trump e No al Referendum non hanno portato il giorno dopo tracolli di chissà quale tipo. I mercati scontano già l'incertezza e i problemi, perché lo incorporano nei loro prezzi;
4) quando votate, mi raccomando, non votate mai contro qualcosa o qualcuno, ma per quello che vi viene proposto. Informatevi, leggete, confrontatevi con gli altri, e trovate una vostra idea. Non prendete quella preconfezionata da giornali, stampa, internet o altro. Avete una testa, usatela (e tranquilli, il vostro cervello non è fuggito all'estero se avete votato No, come ha affermato una rappresentante del PD);
5) per ultimo, un mio impegno a futura memoria: se, in qualsiasi momento, fosse proposta l'introduzione del vincolo di mandato, anche presentato da un partito completamente distante dalle mie idee, sarei il primo a sostenerlo e a votarlo favorevolmente. L'unica panacea alla instabilità è il fatto che, se sono eletto in un partito e da una determinata fetta di cittadini, devo portare quelle istanze, e non fregandomene un secondo dopo, cambiando casacca per traslocare altrove dove trovo il mio unico interesse. Voglio uscire dal partito? Bene, mi dimetto, e mi faccio rivotare quando sarà nel nuovo schieramento. Basta stampelle, trasformisti, voltagabbana e giravolte. Questa sarebbe la sola, vera, unica riforma che risolverebbe tanti problemi al Paese.


giovedì 24 novembre 2016

Cosa succede - il punto della settimana n.3

Nuova settimana, ma gli argomenti principali dell'attualità in Italia sono sempre gli stessi: Referendum, crescita e situazione migranti.

Su questi argomenti, direi, vi siano poche novità, se non il blocco dell'uscita dei sondaggi, che di fatto ha tolto un po' dei motivi di polemica, anche se, per chi vuole rimanere aggiornato sull'andamento dei sondaggi, può collegarsi ad alcuni siti, attraverso i quali, con stratagemmi di dissimulazione, si forniscono le intenzioni di voto (ad esempio su Scenari politici).

Detto questo, porrei l'accento sul mondo, alle prese tra il Black Friday (di cui vi ho parlato qui) e le prime mosse del POTUS Trump. Sembra uscito un po' dai radar dell'attenzione mediatica, ma le notizie si susseguono ogni giorno, cercando di capire attraverso le nomine e le prime decisioni sul programma che andrà a sviluppare nei primi 100 giorni. Molti dicono di vedere un Trump più pacato, più istituzionale e meno "caciarone" di quello visto durante la campagna elettorale, che comunque non disdegna di ricordare sempre le sue immense fortune, stante anche la decisione ad esempio di sua moglie di non seguirlo alla Casa Bianca quando si insedierà. Oppure ha avuto eco il tentativo della candidata verde Jill Stein (si, in USA non erano candidati alla presidenza solo Hillary e Trump) di ottenere un riconteggio dei voti in alcuni Stati vinti da Trump, per il sospetto che nel voto elettronico si siano introdotti gli hacker russi, al fine di "alterare" il voto.

Per quanto riguarda altre questioni a noi più vicine, non possiamo che parlare dell'ennesima calamità naturale che sta colpendo il nostro paese in questi giorni: le forti piogge che in Liguria e Piemonte stanno provocando esondazioni di fiumi e smottamenti, mettendo in pericolo alcuni paesi dell'entroterra ligure e del cuneese. Sono indignato di questa faccenda, proprio perché mi chiedo come un paese come il nostro viva ancora in queste situazioni emergenziali, quando basterebbe poco per mettere in sicurezza molte zone: pulizia dei letti del fiume, limitazione della cementificazione nelle zone a rischio frane, rimboschimento e manutenzione delle reti di canali permetterebbero di ridurre e in alcuni casi annullare il rischio. Mi sembra che i tanti esempi che costellano l'Italia propendano per una gestione dell'emergenza spesso encomiabile, ma con risorse che potevano essere investite in prevenzione. Notate che sui giornali del terremoto dell'Umbria/Marche/Lazio non parla più quasi nessuno? E sarà così purtroppo, fino al prossimo evento, che creerà altri disagi, danni e traumi.

Quindi un consiglio ai cari renziani e sostenitori del Referendum a vario titolo: invece di preoccuparvi della Costituzione, preoccupatevi delle vere priorità della gente. Perché posso avere anche la Costituzione meglio fatta al mondo, ma questa non mi salverà mai da una scossa o da un fiume d'acqua che entra in casa mia... ad maiora!

martedì 22 novembre 2016

Il caro estinto...

Della serie, ormai pur di raccattare qualche euro, si trova qualsiasi forma. L'ultima, che arriva dal dibattito sulla legge di Stabilità, è del senatore Stefano Vaccari, del PD.
Arriva la "tassa sul funerale". 30 euro da pagare per ogni funerale, tassa che sarà applicata dai Comuni su loro necessità (e mi sa tanto che molti Comuni avranno la necessità). La ragione di questo nuovo balzello? Finanziare le esigenze della Asl, che ad oggi hanno l'onere del controllo sul rispetto da parte delle agenzie di pompe funebri dei regolamenti previsti per tali attività. In aggiunta, sarebbe applicata l'IVA al 10%, contro l'esenzione IVA ad oggi presente, innalzando però la detrazione fiscale al 19% di 7.500 euro.

Come spesso documentato da diversi servizi televisivi e giornalistici, il "caro estinto" è un problema notevole, soprattutto perché spesso accompagnato da comportamenti fiscali tendenti all'evasione. Le famiglie, soprattutto quelle meno abbienti, e che quindi vedono nell'accordarsi con le agenzie un modo per risparmiare qualche euro, stante il fatto che spesso non potrebbero recuperare granché dal beneficio fiscale della detrazione (il 19% su un massimo di spesa di 1.549,37 euro, ma spesso i funerali hanno costi molto più elevati).

Bisogna considerare che il 19% di 7.500 euro sono 1.425 euro, e spesso queste sono cifre suddivise in più compartecipanti al lutto pro-quota. La logica di oggi è: se io pago una tassa (IVA+ contributo) sono portato a pretendere la fattura, anche al fine di ottenere l'agevolazione, facendo emergere il nero.

Il problema è come al solito di tempi: io oggi pago un 10% in più per recuperare un 19% dopo un anno, sempre che non sia incapiente. Inoltre, se spesso, sulla carta, i risparmi di un funerale in nero si aggirano anche sul 15-20%, ecco che forse non si ha più la convenienza a chiedere la fattura. In realtà, come al solito, si trova un modo veloce per fare cassa, con motivazioni un pelo scricchiolanti. Basti pensare che un Comune ha uno strumento di controllo efficacissimo: il certificato di morte. Se una persona muore, una qualche forma di sepoltura/cremazione l'ha sicuramente ricevuta (non credo che da un ospedale permettano traslazioni di salme da mettere nel fosso). Basterebbe, con molta semplicità, chiedere di inserire l'agenzia che si occuperà di tale incombenza. Una riga con una partita IVA. Un piccolo carico burocratico, che però permette al Comune di girare il dato all'Agenzia delle Entrate e verificare (meglio dell'Asl) se le pompe funebri hanno emesso fatture per questo funerale. Per una volta che la burocrazia potrebbe essere "utile", si preferisce far pagare i cittadini per un controllo forse inesistente... Renzi... ma non avevi detto niente nuova tasse?

lunedì 14 novembre 2016

Due fatti curiosi

Informandomi come al solito su giornali e altri media, mi sono incappato in due notizie molto particolari.

La prima riguarda il Referendum, dove pare che, nell'opuscolo informativo inviato dal nostro Premier Renzi a tutti i nostri connazionali all'estero, campeggi il sito del Comitato per il SI. Fin qui nulla di male, cioè il male sta nel fatto che usa mezzi pubblici per farsi pubblicità ed ha avuto accesso preferenziale alle liste con gli indirizzi di questi concittadini, ma a volte il "karma" colpisce. Ed infatti se l'indirizzo corretto del sito è "www.bastaunsi.it", un banale errore tipografico lo rende "www.bastausi.it". Quasi per una ironia, la lettera mancante è proprio la "N", del tanto temuto NO...
Di questa svista se ne accorge Ruggero Barbetti, sindaco di Capoliveri (Livorno), di centrodestra e sostenitore del NO. Controlla quasi senza speranza che quell'indirizzo sia registrato e, sorpreso, si accorge che è libero. In pochi minuti lo acquista, e ci mette un bel re-indirizzamento a "Costituzione Bene Comune", uno dei comitati del NO di cui fa parte.
Con la beffa che, per colpa di una "N", il cittadino all'estero rischia di trovarsi a sposare le ragioni del NO. Quando si dice che quattro occhi leggono meglio di due...

La seconda invece risponde al vecchio adagio "fatta la legge, trovato l'inganno". Siamo a Schio, in provincia di Vicenza, e due ragazzi, amici da anni e conviventi nello stesso appartamento, pur non professandosi amore eterno (d'altronde la Cirinnà non lo prevede), si uniscono tramite le unioni civili al solo fine di accedere ai benefici economici previsti, come ad esempio il canone Rai che diventa unico, l'accesso a tariffe più agevolate e altro. La stessa Cirinnà, in un lampo di "politicamente corretto" (mi verrebbe da dire "corretto alcolico", ma non so se sia astemia) afferma che tante donne si sposano con uomini senza amore, ma solo per interesse, quindi questi due amici sono legittimati a farlo. E poi dicono che Trump ha una visione maschilista delle donne... Ecco perché, come sostengo da tempo, bisognava all'epoca della discussione, inserire qualche obbligo in più, anche perché questo stratagemma, se usato ad arte, potrebbe anche permettere di far percepire reversibilità a persone che non ne hanno diritto (penso all'anziano che "sposa" magari una ragazza in difficoltà), ma senza avere gli obblighi e la base di una vera affettività tra le persone coinvolte. Almeno un bacino, sarebbe stato meglio che davanti all'ufficiale civile, se lo fossero dato...


sabato 12 novembre 2016

Tassa su Airbnb 2 - Aggiornamento

Sul tema di cui vi parlavo nel post precedente, è arrivato un aggiornamento proprio oggi. Il nostro Presidente del Consiglio Renzi, in un tweet, ha scritto che finchè ci sarà lui premier non si metteranno nuove tasse, neanche su Airbnb.

Questo potrebbe rincuorare tanti italiani che usano queste modalità per fare vacanza. Però, siamo sicuri che il governo non introdurrà nuove tasse? Mi sembra molto strano, stante anche la situazione non florida dei nostri conti pubblici.

In realtà la tassazione si sta sempre più spostando dallo Stato agli Enti locali, usano tutto il possibile per fare cassa. Soprattutto per quanto riguarda le multe e gli introiti derivanti dalle ex-municipalizzate, che di fatto si trasformano in tasse implicite pagate dai cittadini, senza che per questo venga corrisposto un effettivo servizio (o quanto meno, si fa fatica a percepire quale sia).

Comunque staremo a vedere se questa promessa verrà mantenuta. Piccola nota a margine: sempre oggi è emerso che l'Ape (il prestito ventennale per anticipare la pensione fino a 3 anni) sarà su 12 e non su 13 mensilità. Quindi niente tredicesima per chi usufruirà di questa "agevolazione". Che, a conti fatti, tanta agevolazione non è, visto che stando ai calcoli (vi riporto al link de "La Repubblica"). In 20 anni, a fronte di circa 40.000 euro percepiti in 3 anni, che si traducono in una "pensione" di circa 1.098 euro per 12 mensilità, se ne restituiscono circa 54.000. Forse aveva ragione Boeri, quando si poteva ottenere la stessa soluzione riducendo le pensioni superiori ai 5.000 euro, riportandole a criteri di contributi versati, invece che di ultime retribuzioni. Per il momento comunque, ci teniamo l'Ape, sperando di bere qualcosa di meglio in un prossimo futuro...

giovedì 13 novembre 2014

Patto del Nazzareno...

Oggetto anche di denuncia alla Procura della Repubblica di Roma, il patto del Nazzareno e il suo più o meno rispetto attirano le attenzioni delle pagine politiche delle ultime ore.

La parte stucchevole e ritengo anche senza senso di tutta questa discussione è il perchè ad oggi tutti cerchino di trovare retroscena poco interessanti, chi ci guadagna e chi ci perde, cosa otterrà la controparte in cambio, quando i problemi che in Italia si stanno vivendo sono ben altri.

L'idea di fondo è che se una maggioranza (molto relativa) e una opposizione trovano un accordo per scrivere assieme le regole del gioco e riformare la nostra Costituzione, che ormai è un pò datata e frutto di logiche post-belliche e ideologiche, non ci vedo niente di male.

E' chiaro che ognuno tira l'acqua al suo mulino, cercando di tutelare i suoi interessi a dispetto della controparte.

La realtà è che forse la Costituzione dovrebbero essere gli stessi italiani a riformarla e a creare qualcosa di nuovo e moderno...

Mi sembra che un paese civile si meriti una Costituzione civile... che non sia campo di guerre di potere e di posizione, ma pensata per guidare un paese in maniera democratica e giusta, dove ognuno ha veramente gli stessi diritti e le stesse possibilità, che tuteli le minoranza ma senza renderle degli intoccabili, che permetta a una impresa di vivere, che stabilisca che i poteri dello Stato sono al servizio dello stesso e non dominus a vario titolo.

Ma credo che questo sia un sogno, perchè in Italia la logica dell'individualismo esasperato attanaglia ogni politico agire...

mercoledì 29 ottobre 2014

Renzi vs. Sindacati

Ieri sera ho seguito alcuni spezzoni di DiMartedì, il programma di approfondimento politico di Floris su La7.

Mi sono particolarmente interessato all'intervista al segretario della Cgil Camusso, la quale dava una sua visione dello scontro verbale a distanza tra Renzi e i sindacati.

Stiamo assistendo a qualcosa di anacronistico: un partito accreditato di più del 40% dei consensi, il quale si divide sulla manifestazione del sindacato, a lui teoricamente più vicino, perchè il leader del Pd non lo ritiene una controparte da considerare in sede di stesura della manovra economica e, cosa ancora più rilevante, del Jobs Act (o per i non anglofoni riforma del mercato del lavoro).

Secondo me la verità sta nel mezzo, come in tutte le cose di buon senso.
Se si vuole fare una qualsiasi manovra economica o riforma del mercato del lavoro il confronto con i rappresentanti dei lavoratori sono necessari e direi quasi obbligatori.

Il problema è chi rappresenta oggi i lavoratori: i sindacati di oggi appaiono spesso lontani dalla realtà, difensori di idee che hanno ormai 40 anni e non sono più attinenti al mondo del lavoro di oggi, dove si tutelano in pochi e si lascia in balia degli eventi la maggioranza, spesso giovani che non trovano così una loro dimensione.

E' però sbagliato anche da parte di Renzi dire che non esiste più il posto fisso e che bisogna chinarsi alle logiche di licenziamenti facili.

Il mercato del lavoro andrebbe riformato in senso di flessibilità nella continuità: se perdo il lavoro devo avere un mercato che nel giro di poco me ne possa offrire un altro, e nel periodo in cui rimango a casa avere un sussidio che mi permetta una vita decorosa. Se rifiuto il nuovo lavoro, perdo il sussidio.

Credo che una azienda, se ha un lavoratore bravo e capace, non lo licenzierà mai, perchè non è suo interesse farlo. Bisogna però intervenire nella riduzione del cuneo fiscale del costo del lavoro, riducendo le tasse che gravano sul datore di lavoro, il quale avrebbe anche come effetto non secondario la riduzione dei prezzi. L'importante sarebbe veicolare la riduzione del cuneo a nuove assunzioni, in una logica dove ti diminuisco le tasse se assumi e fai crescere forza lavoro (e indirettamente lo Stato recupererebbe parte del cuneo diminuito).

Capisco che però il sig. Renzi debba risponde alle istanze di Marchionne e dei pseudo capitani di industria che stanno delocalizzando solo per vedere aumentare i loro dividendi.

venerdì 24 ottobre 2014

La Leopolda delle meraviglie...

In questi giorni a Firenze, in una stazione ferroviaria, si sta svolgendo la kermesse oramai appuntamento fisso della fucina di idee del Premier non eletto Renzi:

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/politica/14_ottobre_24/leopolda-cinque-via-renzi-e891eafc-5b6b-11e4-b7e9-27c4e698cf0d.shtml

Non voglio tanto entrare nei contenuti di un copione già scritto e ben interpretato da tutti i vari attori del sottobosco renziano.

Ma c'è bisogno della Leopolda? O è solo un mega spot elettorale del Premier per far vedere che attorno a lui esiste un consenso delle idee?

Premesso che ognuno è libero di fare e ideare ciò che vuole, credo che quantomeno il sig. Renzi debba chiarire i costi della kermesse a carico di chi sono e se tutti gli invitati prestano la loro opera per puro spirito di amore verso il PD.

E le minoranze del partito come percepiscono questa manifestazione? Come una sfida? Come l'ennesima prova muscolare di un Segretario di slides?

Renzi molti lo raccontano come una novità, ma più lo guardo, più mi ricorda il Berlusconi della prima ora... Quello degli spot su Mediaset e di Pubblitalia '80 fucina di talenti (si fa per dire...)

Gli spot sono le slides e Pubblitalia la Leopolda, ma sempre lì siamo...

Renzi è un giovane vecchio, non fa altro che riproporre 20 anni dopo le stesse modalità di Silvio...
Non ha saputo costruire una alternativa di tipo socialdemocratico, quello che è sempre mancato all'Italia.
E non può fare altro che proporre l'unica idea che in Italia in questi anni ha raccolto voti...
Che però all'Italia non serve...

domenica 19 ottobre 2014

80 euro fanno la felicità?

Si fa un gran parlare delle iniziative del nostro Governo per restituire poter d'acquisto alle nostre tasche.

Partiti dai famosi 80 euro (che in realtà 80 euro non sono, ma questo non diciamolo a nessuno...), si è arrivati alla mossa del TFR in busta paga.

Proprio l'altro giorno una mia collega mi ha chiesto cosa convenisse fare: prendere o aspettare?

La mia collega è sotto i 30 anni e non ha ancora impegni di famiglia, e la sua domanda mi ha destato curiosità.

Credo che un giovane nella sua condizioni non dovrebbe fare altro che capire che la proposta del sig. Renzi è quantomeno ridicola.

Mette una ipoteca negativa sul mio futuro quando, vecchissimo forse pensionato, non avrò che il 50% del mio ultimo stipendio.

Si sa che a spendere di più si fa presto, è a fare economie che si fa fatica (vedi spending rewiev)...

C'è anche chi potrebbe dire "tanto la pensione non la vedrò mai, quindi tanto vale prenderli subito".
Il TFR è una istituzione solo italiana, infatti nel resto d'Europa non esiste. Diciamo che però è quella forma di risparmio/forma di investimento che i nostri padri hanno inserito in un'ottica di poter fare investimenti per l'azienda (e quindi arricchirla e farle produrre più reddito) a fronte del posticipo da parte dei lavoratori a una parte della loro retribuzione, remunerata con un tasso legato all'inflazione e una rivalutazione annuale.

Credo che i 100 euro al mese, che mediamente percepiranno coloro che volontariamente aderiranno a questo anticipo, non risolveranno i problemi di chi non arriva a fine mese.
Lo stimolo ai consumi dovrebbe essere dato creando le condizioni per spendere e cercando di creare strumenti duraturi. L'incertezza sul futuro è il peggior nemico dei consumi: non spendo oggi per la paura di quello che potrebbe succedermi domani.

Il fatto è che allo stato attuale tutte queste riforme sono provvisorie e non stabili, e quindi l'effetto sarebbe quello di un eventuale risparmio delle cifre o, nel caso del TFR, se lo devo risparmiare, tanto vale non aderire. Ci pagherei più tasse e ci perderei la rivalutazione annuale.

Che sia il caso che il sig. Renzi si faccia venire qualche altra buona idea?

Il modo sarebbe vincolare l'uso delle somme agli effettivi consumi... e se facessimo uno sconto fiscale sulla base di quanto ho consumato rispetto a un paniere di beni?

Della serie, se ho consumato recupero una percentuale di quanto ho speso... vuoi vedere che recupero anche in parte l'evasione fiscale?

mercoledì 15 ottobre 2014

STORIA DI ORDINARIA GIUSTIZIA...

Oggi leggendo il giornale mi sono imbattuto in questo articolo:

http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2014/10/15/news/il-garage-ferrari-non-e-in-regola-1.10121261

non è tanto la notizia in se a colpire, né lo stabilire chi ha subito un torto o meno...
Quello che mi ha incuriosito sono le date:
- nel 1987 il Comune approva una variante al Piano regolatore che permette di derogare per la costruzione del garage, delibera impugnata da alcuni residenti innanzi al TAR
- nel 1990 la prima sentenza del TAR che dà ragione ai ricorrenti, il Comune fa ricorso al Consiglio di Stato
- nel 1994 il Comune fa una nuova delibera a rettifica senza informare i residenti ricorrenti
- nel 2002 il ricorso del Comune è considerato "fuori termine" e i residenti promuovono un nuovo ricorso al TAR contro la delibera del 1994
- 2013 sentenza favorevole ai residenti
- 2014 appello che conferma la sentenza del TAR

24 anni per chiudere un processo amministrativo...

Possiamo considerarci un paese civile?

Credo che una durata simile, sia per tutti gli attori del processo francamente denigratoria...

Sembra quasi una barzelletta, ma questo è quanto succede in Italia ogni giorno.
Ormai non fa quasi più notizia o lo si prende come un "tanto va tutto così".

Il nostro Premier Renzi ieri citava l'interesse della Cina nei nostri confronti per fare investimenti importanti. Mi chiedo se i Cinesi leggono la Gazzetta...

Se leggono questo articolo cambiano idea, speriamo che il Partito abbia inserito un blocco su quel sito considerandolo "sovversivo".

A parte la facile ironia, più che riforme della Giustizia rivolte a rendere impunibili persone o fatte per perseguirle, sarebbe più giusta una revisione di tutto il sistema giudiziario italiano.

Una proposta organica io ce l'avrei, ma sono aperto a raccogliere le vostre proposte...