Sul tema di cui vi parlavo nel post precedente, è arrivato un aggiornamento proprio oggi. Il nostro Presidente del Consiglio Renzi, in un tweet, ha scritto che finchè ci sarà lui premier non si metteranno nuove tasse, neanche su Airbnb.
Questo potrebbe rincuorare tanti italiani che usano queste modalità per fare vacanza. Però, siamo sicuri che il governo non introdurrà nuove tasse? Mi sembra molto strano, stante anche la situazione non florida dei nostri conti pubblici.
In realtà la tassazione si sta sempre più spostando dallo Stato agli Enti locali, usano tutto il possibile per fare cassa. Soprattutto per quanto riguarda le multe e gli introiti derivanti dalle ex-municipalizzate, che di fatto si trasformano in tasse implicite pagate dai cittadini, senza che per questo venga corrisposto un effettivo servizio (o quanto meno, si fa fatica a percepire quale sia).
Comunque staremo a vedere se questa promessa verrà mantenuta. Piccola nota a margine: sempre oggi è emerso che l'Ape (il prestito ventennale per anticipare la pensione fino a 3 anni) sarà su 12 e non su 13 mensilità. Quindi niente tredicesima per chi usufruirà di questa "agevolazione". Che, a conti fatti, tanta agevolazione non è, visto che stando ai calcoli (vi riporto al link de "La Repubblica"). In 20 anni, a fronte di circa 40.000 euro percepiti in 3 anni, che si traducono in una "pensione" di circa 1.098 euro per 12 mensilità, se ne restituiscono circa 54.000. Forse aveva ragione Boeri, quando si poteva ottenere la stessa soluzione riducendo le pensioni superiori ai 5.000 euro, riportandole a criteri di contributi versati, invece che di ultime retribuzioni. Per il momento comunque, ci teniamo l'Ape, sperando di bere qualcosa di meglio in un prossimo futuro...
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sabato 12 novembre 2016
venerdì 11 novembre 2016
Tassa su Airbnb - Parliamone...
Oggi è spuntato, nell'assalto alla diligenza della legge di stabilità (di cui parlavo nel post del riepilogo settimanale), un emendamento che punta a inserire una cedolare secca del 21% su chi affitta un appartamento o stanza per il tramite di siti come Airbnb e simili.
Per chi non lo conoscesse, Airbnb è un sito sul quale chiunque abbia una stanza o un appartamento può affittarlo giornalmente, senza bisogno di un contratto, a qualcuno che ne può usufruire per vacanza, lavoro o altro (sempre nel lecito, si capisce).
Di fatto la piattaforma fa da intermediario sulle transazioni, in quanto mette in contatto gli utenti, fissa delle regole e permette di recensire le varie soluzioni abitative. Di fatto ad oggi non vi erano tasse da pagare, o meglio un disclaimer su questi siti avverte che le affittanze dovrebbero avere carattere di "saltuarietà" e non dovrebbero diventare una attività affine a quelle di un hotel o altra struttura ricettiva.
Molto spesso però questi siti sono utilizzati per pubblicizzare o "Bed & Breakfast" oppure "Affittacamere", specie nelle località più turistiche. Anche se, complice la crisi e la volontà di avere qualche entrata in più, molte famiglie decidono di affittare le seconde case, piuttosto che ricavare delle stanze dalle case di residenza adatte a tale scopo.
Naturalmente, così come avvenne per la nascita dei "Bed & Breakfast", chi si è più lamentato di tale proliferare di offerte di alloggi sono gli hotel e alberghi, i quali lamentano di dover sostenere costi e sottostare a normative a livello igienico, sanitario e di sicurezza, alle quali questi affittacamere non sono tenuti, facendo venire meno una grossa fetta del loro giro di affari e facendo temere per l'occupazione nel settore.
Come al solito, secondo me, la verità sta nel mezzo. E' vero che gli hotel e gli alberghi devono sottostare a regolamenti e normative, ma quanti di questi le rispettano veramente, o comunque garantiscono degli standard adeguati? Basti pensare che le famose "stelle" sono disciplinate da leggi regionali, quindi un 3 stelle a Milano non è uguale a un 3 stelle a Bari. E già questo vuol dire molto. Se poi aggiungiamo che solitamente chi si rivolge a Airbnb è una clientela che vuole risparmiare qualcosa, ecco che il gioco è presto fatto. Inoltre spesso le camere sui siti di affittanza non è che sia a prezzi molto più bassi rispetto a quelli di alcuni alberghi.
Non vorrei che, come al solito, dietro questa tassa ci sia la compiacenza di uno Stato che trova una insperata fonte di entrata (che serve per la diligenza) e un contentino agli albergatori italiani, i quali secondo me dovrebbero cominciare a pensare in molti casi di investire di più in servizi accessori e distintivi, in modo proprio da rendere l'offerta migliore rispetto agli affittacamere non in ottica di prezzo, ma di qualità.
Per chi non lo conoscesse, Airbnb è un sito sul quale chiunque abbia una stanza o un appartamento può affittarlo giornalmente, senza bisogno di un contratto, a qualcuno che ne può usufruire per vacanza, lavoro o altro (sempre nel lecito, si capisce).
Di fatto la piattaforma fa da intermediario sulle transazioni, in quanto mette in contatto gli utenti, fissa delle regole e permette di recensire le varie soluzioni abitative. Di fatto ad oggi non vi erano tasse da pagare, o meglio un disclaimer su questi siti avverte che le affittanze dovrebbero avere carattere di "saltuarietà" e non dovrebbero diventare una attività affine a quelle di un hotel o altra struttura ricettiva.
Molto spesso però questi siti sono utilizzati per pubblicizzare o "Bed & Breakfast" oppure "Affittacamere", specie nelle località più turistiche. Anche se, complice la crisi e la volontà di avere qualche entrata in più, molte famiglie decidono di affittare le seconde case, piuttosto che ricavare delle stanze dalle case di residenza adatte a tale scopo.
Naturalmente, così come avvenne per la nascita dei "Bed & Breakfast", chi si è più lamentato di tale proliferare di offerte di alloggi sono gli hotel e alberghi, i quali lamentano di dover sostenere costi e sottostare a normative a livello igienico, sanitario e di sicurezza, alle quali questi affittacamere non sono tenuti, facendo venire meno una grossa fetta del loro giro di affari e facendo temere per l'occupazione nel settore.
Come al solito, secondo me, la verità sta nel mezzo. E' vero che gli hotel e gli alberghi devono sottostare a regolamenti e normative, ma quanti di questi le rispettano veramente, o comunque garantiscono degli standard adeguati? Basti pensare che le famose "stelle" sono disciplinate da leggi regionali, quindi un 3 stelle a Milano non è uguale a un 3 stelle a Bari. E già questo vuol dire molto. Se poi aggiungiamo che solitamente chi si rivolge a Airbnb è una clientela che vuole risparmiare qualcosa, ecco che il gioco è presto fatto. Inoltre spesso le camere sui siti di affittanza non è che sia a prezzi molto più bassi rispetto a quelli di alcuni alberghi.
Non vorrei che, come al solito, dietro questa tassa ci sia la compiacenza di uno Stato che trova una insperata fonte di entrata (che serve per la diligenza) e un contentino agli albergatori italiani, i quali secondo me dovrebbero cominciare a pensare in molti casi di investire di più in servizi accessori e distintivi, in modo proprio da rendere l'offerta migliore rispetto agli affittacamere non in ottica di prezzo, ma di qualità.
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