Benvenuti al classico appuntamento con "Cosa succede". Questa settimana è stata densa di notizie di tanti campi diversi. Se di Trump vi ho parlato nel precedente post, oggi parliamo un po' delle faccende di casa nostra, partendo dal problema smog.
L'Europa, tra le tante cose, ci chiede di essere più ecologici, riducendo le emissioni di micropolveri da inquinamento, che sono anche la causa dell'aria pesante delle nostre città, specie al Nord. Il clima siccitoso del Settentrione non ha fatto altro che peggiorare la situazione, così come i blocchi del traffico e le limitazioni di temperatura dei riscaldamenti, che non hanno permesso di ridurre la cappa che ci opprime. Fin qui i problemi... ma le soluzioni? Ricordo che ad oggi l'inquinamento è causato da circa il 20% dalle auto, per il 40% dal riscaldamento e per il resto dalle altre attività antropiche (industrie e allevamento intensivo). Due piccole idee? Partiamo dalle auto: incentivi seri e concreti per le auto elettriche. Sono il futuro, ce ne dobbiamo rendere conto. I Comuni devono cominciare a installare le torrette di ricarica nei parcheggi delle città, specie in vicinanza del centro storico, così le persone sarebbero anche invogliate a ritornare a frequentare questi meravigliosi luoghi italici (e le relative attività commerciali). Quindi un volano per consumi e turismo. Inoltre servono sgravi fiscali per chi acquista l'auto elettrica e contributi per chi l'energia per la sua auto se la produce con il fotovoltaico. Per i riscaldamenti invece, un bel bonus energetico con scarico del 100% in 3 anni, in modo da rientrare subito dell'investimento e magari legarlo alla possibilità di finanziarsi con Istituti di Credito a tassi agevolati e con garanzia dello Stato. Se ci pensate bene: è vero che lo stato perde dalla deduzione fiscale, ma ci ricava con l'Iva versata dalle aziende che fanno i lavori (e se vuoi lo sgravio, il nero non si può fare), dalle tasse che vengono prese sui proventi che le Banche generano con i finanziamenti e dalle multe dell'UE che si vanno a risparmiare (visto che si parla di 1 miliardo di euro, sono soldi che invece possono essere dati per l'appunto ai cittadini). Ah, giusto, dimenticavo: i Comuni avranno una quota del gettito Iva derivante dall'attività a patto di controllare l'effettivo svolgimento dei lavori da parte dei cittadini. La butto lì, magari se pensate di migliorarla, dite la vostra!
Come secondo argomento parliamo invece dell'eliminazione del roaming da parte dell'UE che sarà imposto alle compagnie telefoniche. Qui sarò molto breve: per far pagare meno 50 persone, ne faremo pagare di più centomila. Come spesso accade, l'UE si dimostra miope e incapace di capire (o fa finta, che secondo me è peggio) le dinamiche di mercato. Il roaming era una modalità per le compagnie di incassare discrete somme dalle telefonate all'estero fatte dai propri clienti, anche se molte già da tempo hanno messo in campo offerte anche per questo settore. Il venir meno di queste entrate ricadrà sulle spalle degli utenti, che ovviamente avranno degli aggravi in bolletta e sul rid mensile. Sarebbe bastato mettere un codicillo che impedisse di alzare i prezzi alle compagnie più di un tot nei prossimi anni, proprio per evitare questo impasse. Anche qui, poca lungimiranza e solo operazioni di facciata.
Bene, con questo ci salutiamo e vi do appuntamento alla prossima. Mi raccomando, scrivete la vostra opinione! Ad maiora!
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giovedì 2 febbraio 2017
martedì 22 novembre 2016
Il caro estinto...
Della serie, ormai pur di raccattare qualche euro, si trova qualsiasi forma. L'ultima, che arriva dal dibattito sulla legge di Stabilità, è del senatore Stefano Vaccari, del PD.
Arriva la "tassa sul funerale". 30 euro da pagare per ogni funerale, tassa che sarà applicata dai Comuni su loro necessità (e mi sa tanto che molti Comuni avranno la necessità). La ragione di questo nuovo balzello? Finanziare le esigenze della Asl, che ad oggi hanno l'onere del controllo sul rispetto da parte delle agenzie di pompe funebri dei regolamenti previsti per tali attività. In aggiunta, sarebbe applicata l'IVA al 10%, contro l'esenzione IVA ad oggi presente, innalzando però la detrazione fiscale al 19% di 7.500 euro.
Come spesso documentato da diversi servizi televisivi e giornalistici, il "caro estinto" è un problema notevole, soprattutto perché spesso accompagnato da comportamenti fiscali tendenti all'evasione. Le famiglie, soprattutto quelle meno abbienti, e che quindi vedono nell'accordarsi con le agenzie un modo per risparmiare qualche euro, stante il fatto che spesso non potrebbero recuperare granché dal beneficio fiscale della detrazione (il 19% su un massimo di spesa di 1.549,37 euro, ma spesso i funerali hanno costi molto più elevati).
Bisogna considerare che il 19% di 7.500 euro sono 1.425 euro, e spesso queste sono cifre suddivise in più compartecipanti al lutto pro-quota. La logica di oggi è: se io pago una tassa (IVA+ contributo) sono portato a pretendere la fattura, anche al fine di ottenere l'agevolazione, facendo emergere il nero.
Il problema è come al solito di tempi: io oggi pago un 10% in più per recuperare un 19% dopo un anno, sempre che non sia incapiente. Inoltre, se spesso, sulla carta, i risparmi di un funerale in nero si aggirano anche sul 15-20%, ecco che forse non si ha più la convenienza a chiedere la fattura. In realtà, come al solito, si trova un modo veloce per fare cassa, con motivazioni un pelo scricchiolanti. Basti pensare che un Comune ha uno strumento di controllo efficacissimo: il certificato di morte. Se una persona muore, una qualche forma di sepoltura/cremazione l'ha sicuramente ricevuta (non credo che da un ospedale permettano traslazioni di salme da mettere nel fosso). Basterebbe, con molta semplicità, chiedere di inserire l'agenzia che si occuperà di tale incombenza. Una riga con una partita IVA. Un piccolo carico burocratico, che però permette al Comune di girare il dato all'Agenzia delle Entrate e verificare (meglio dell'Asl) se le pompe funebri hanno emesso fatture per questo funerale. Per una volta che la burocrazia potrebbe essere "utile", si preferisce far pagare i cittadini per un controllo forse inesistente... Renzi... ma non avevi detto niente nuova tasse?
Arriva la "tassa sul funerale". 30 euro da pagare per ogni funerale, tassa che sarà applicata dai Comuni su loro necessità (e mi sa tanto che molti Comuni avranno la necessità). La ragione di questo nuovo balzello? Finanziare le esigenze della Asl, che ad oggi hanno l'onere del controllo sul rispetto da parte delle agenzie di pompe funebri dei regolamenti previsti per tali attività. In aggiunta, sarebbe applicata l'IVA al 10%, contro l'esenzione IVA ad oggi presente, innalzando però la detrazione fiscale al 19% di 7.500 euro.
Come spesso documentato da diversi servizi televisivi e giornalistici, il "caro estinto" è un problema notevole, soprattutto perché spesso accompagnato da comportamenti fiscali tendenti all'evasione. Le famiglie, soprattutto quelle meno abbienti, e che quindi vedono nell'accordarsi con le agenzie un modo per risparmiare qualche euro, stante il fatto che spesso non potrebbero recuperare granché dal beneficio fiscale della detrazione (il 19% su un massimo di spesa di 1.549,37 euro, ma spesso i funerali hanno costi molto più elevati).
Bisogna considerare che il 19% di 7.500 euro sono 1.425 euro, e spesso queste sono cifre suddivise in più compartecipanti al lutto pro-quota. La logica di oggi è: se io pago una tassa (IVA+ contributo) sono portato a pretendere la fattura, anche al fine di ottenere l'agevolazione, facendo emergere il nero.
Il problema è come al solito di tempi: io oggi pago un 10% in più per recuperare un 19% dopo un anno, sempre che non sia incapiente. Inoltre, se spesso, sulla carta, i risparmi di un funerale in nero si aggirano anche sul 15-20%, ecco che forse non si ha più la convenienza a chiedere la fattura. In realtà, come al solito, si trova un modo veloce per fare cassa, con motivazioni un pelo scricchiolanti. Basti pensare che un Comune ha uno strumento di controllo efficacissimo: il certificato di morte. Se una persona muore, una qualche forma di sepoltura/cremazione l'ha sicuramente ricevuta (non credo che da un ospedale permettano traslazioni di salme da mettere nel fosso). Basterebbe, con molta semplicità, chiedere di inserire l'agenzia che si occuperà di tale incombenza. Una riga con una partita IVA. Un piccolo carico burocratico, che però permette al Comune di girare il dato all'Agenzia delle Entrate e verificare (meglio dell'Asl) se le pompe funebri hanno emesso fatture per questo funerale. Per una volta che la burocrazia potrebbe essere "utile", si preferisce far pagare i cittadini per un controllo forse inesistente... Renzi... ma non avevi detto niente nuova tasse?
sabato 12 novembre 2016
Tassa su Airbnb 2 - Aggiornamento
Sul tema di cui vi parlavo nel post precedente, è arrivato un aggiornamento proprio oggi. Il nostro Presidente del Consiglio Renzi, in un tweet, ha scritto che finchè ci sarà lui premier non si metteranno nuove tasse, neanche su Airbnb.
Questo potrebbe rincuorare tanti italiani che usano queste modalità per fare vacanza. Però, siamo sicuri che il governo non introdurrà nuove tasse? Mi sembra molto strano, stante anche la situazione non florida dei nostri conti pubblici.
In realtà la tassazione si sta sempre più spostando dallo Stato agli Enti locali, usano tutto il possibile per fare cassa. Soprattutto per quanto riguarda le multe e gli introiti derivanti dalle ex-municipalizzate, che di fatto si trasformano in tasse implicite pagate dai cittadini, senza che per questo venga corrisposto un effettivo servizio (o quanto meno, si fa fatica a percepire quale sia).
Comunque staremo a vedere se questa promessa verrà mantenuta. Piccola nota a margine: sempre oggi è emerso che l'Ape (il prestito ventennale per anticipare la pensione fino a 3 anni) sarà su 12 e non su 13 mensilità. Quindi niente tredicesima per chi usufruirà di questa "agevolazione". Che, a conti fatti, tanta agevolazione non è, visto che stando ai calcoli (vi riporto al link de "La Repubblica"). In 20 anni, a fronte di circa 40.000 euro percepiti in 3 anni, che si traducono in una "pensione" di circa 1.098 euro per 12 mensilità, se ne restituiscono circa 54.000. Forse aveva ragione Boeri, quando si poteva ottenere la stessa soluzione riducendo le pensioni superiori ai 5.000 euro, riportandole a criteri di contributi versati, invece che di ultime retribuzioni. Per il momento comunque, ci teniamo l'Ape, sperando di bere qualcosa di meglio in un prossimo futuro...
Questo potrebbe rincuorare tanti italiani che usano queste modalità per fare vacanza. Però, siamo sicuri che il governo non introdurrà nuove tasse? Mi sembra molto strano, stante anche la situazione non florida dei nostri conti pubblici.
In realtà la tassazione si sta sempre più spostando dallo Stato agli Enti locali, usano tutto il possibile per fare cassa. Soprattutto per quanto riguarda le multe e gli introiti derivanti dalle ex-municipalizzate, che di fatto si trasformano in tasse implicite pagate dai cittadini, senza che per questo venga corrisposto un effettivo servizio (o quanto meno, si fa fatica a percepire quale sia).
Comunque staremo a vedere se questa promessa verrà mantenuta. Piccola nota a margine: sempre oggi è emerso che l'Ape (il prestito ventennale per anticipare la pensione fino a 3 anni) sarà su 12 e non su 13 mensilità. Quindi niente tredicesima per chi usufruirà di questa "agevolazione". Che, a conti fatti, tanta agevolazione non è, visto che stando ai calcoli (vi riporto al link de "La Repubblica"). In 20 anni, a fronte di circa 40.000 euro percepiti in 3 anni, che si traducono in una "pensione" di circa 1.098 euro per 12 mensilità, se ne restituiscono circa 54.000. Forse aveva ragione Boeri, quando si poteva ottenere la stessa soluzione riducendo le pensioni superiori ai 5.000 euro, riportandole a criteri di contributi versati, invece che di ultime retribuzioni. Per il momento comunque, ci teniamo l'Ape, sperando di bere qualcosa di meglio in un prossimo futuro...
venerdì 11 novembre 2016
Tassa su Airbnb - Parliamone...
Oggi è spuntato, nell'assalto alla diligenza della legge di stabilità (di cui parlavo nel post del riepilogo settimanale), un emendamento che punta a inserire una cedolare secca del 21% su chi affitta un appartamento o stanza per il tramite di siti come Airbnb e simili.
Per chi non lo conoscesse, Airbnb è un sito sul quale chiunque abbia una stanza o un appartamento può affittarlo giornalmente, senza bisogno di un contratto, a qualcuno che ne può usufruire per vacanza, lavoro o altro (sempre nel lecito, si capisce).
Di fatto la piattaforma fa da intermediario sulle transazioni, in quanto mette in contatto gli utenti, fissa delle regole e permette di recensire le varie soluzioni abitative. Di fatto ad oggi non vi erano tasse da pagare, o meglio un disclaimer su questi siti avverte che le affittanze dovrebbero avere carattere di "saltuarietà" e non dovrebbero diventare una attività affine a quelle di un hotel o altra struttura ricettiva.
Molto spesso però questi siti sono utilizzati per pubblicizzare o "Bed & Breakfast" oppure "Affittacamere", specie nelle località più turistiche. Anche se, complice la crisi e la volontà di avere qualche entrata in più, molte famiglie decidono di affittare le seconde case, piuttosto che ricavare delle stanze dalle case di residenza adatte a tale scopo.
Naturalmente, così come avvenne per la nascita dei "Bed & Breakfast", chi si è più lamentato di tale proliferare di offerte di alloggi sono gli hotel e alberghi, i quali lamentano di dover sostenere costi e sottostare a normative a livello igienico, sanitario e di sicurezza, alle quali questi affittacamere non sono tenuti, facendo venire meno una grossa fetta del loro giro di affari e facendo temere per l'occupazione nel settore.
Come al solito, secondo me, la verità sta nel mezzo. E' vero che gli hotel e gli alberghi devono sottostare a regolamenti e normative, ma quanti di questi le rispettano veramente, o comunque garantiscono degli standard adeguati? Basti pensare che le famose "stelle" sono disciplinate da leggi regionali, quindi un 3 stelle a Milano non è uguale a un 3 stelle a Bari. E già questo vuol dire molto. Se poi aggiungiamo che solitamente chi si rivolge a Airbnb è una clientela che vuole risparmiare qualcosa, ecco che il gioco è presto fatto. Inoltre spesso le camere sui siti di affittanza non è che sia a prezzi molto più bassi rispetto a quelli di alcuni alberghi.
Non vorrei che, come al solito, dietro questa tassa ci sia la compiacenza di uno Stato che trova una insperata fonte di entrata (che serve per la diligenza) e un contentino agli albergatori italiani, i quali secondo me dovrebbero cominciare a pensare in molti casi di investire di più in servizi accessori e distintivi, in modo proprio da rendere l'offerta migliore rispetto agli affittacamere non in ottica di prezzo, ma di qualità.
Per chi non lo conoscesse, Airbnb è un sito sul quale chiunque abbia una stanza o un appartamento può affittarlo giornalmente, senza bisogno di un contratto, a qualcuno che ne può usufruire per vacanza, lavoro o altro (sempre nel lecito, si capisce).
Di fatto la piattaforma fa da intermediario sulle transazioni, in quanto mette in contatto gli utenti, fissa delle regole e permette di recensire le varie soluzioni abitative. Di fatto ad oggi non vi erano tasse da pagare, o meglio un disclaimer su questi siti avverte che le affittanze dovrebbero avere carattere di "saltuarietà" e non dovrebbero diventare una attività affine a quelle di un hotel o altra struttura ricettiva.
Molto spesso però questi siti sono utilizzati per pubblicizzare o "Bed & Breakfast" oppure "Affittacamere", specie nelle località più turistiche. Anche se, complice la crisi e la volontà di avere qualche entrata in più, molte famiglie decidono di affittare le seconde case, piuttosto che ricavare delle stanze dalle case di residenza adatte a tale scopo.
Naturalmente, così come avvenne per la nascita dei "Bed & Breakfast", chi si è più lamentato di tale proliferare di offerte di alloggi sono gli hotel e alberghi, i quali lamentano di dover sostenere costi e sottostare a normative a livello igienico, sanitario e di sicurezza, alle quali questi affittacamere non sono tenuti, facendo venire meno una grossa fetta del loro giro di affari e facendo temere per l'occupazione nel settore.
Come al solito, secondo me, la verità sta nel mezzo. E' vero che gli hotel e gli alberghi devono sottostare a regolamenti e normative, ma quanti di questi le rispettano veramente, o comunque garantiscono degli standard adeguati? Basti pensare che le famose "stelle" sono disciplinate da leggi regionali, quindi un 3 stelle a Milano non è uguale a un 3 stelle a Bari. E già questo vuol dire molto. Se poi aggiungiamo che solitamente chi si rivolge a Airbnb è una clientela che vuole risparmiare qualcosa, ecco che il gioco è presto fatto. Inoltre spesso le camere sui siti di affittanza non è che sia a prezzi molto più bassi rispetto a quelli di alcuni alberghi.
Non vorrei che, come al solito, dietro questa tassa ci sia la compiacenza di uno Stato che trova una insperata fonte di entrata (che serve per la diligenza) e un contentino agli albergatori italiani, i quali secondo me dovrebbero cominciare a pensare in molti casi di investire di più in servizi accessori e distintivi, in modo proprio da rendere l'offerta migliore rispetto agli affittacamere non in ottica di prezzo, ma di qualità.
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