Ed oggi è la volta di "Cosa succede", il riepilogo settimanale dei fatti (a mio parere) più rilevanti accaduti in Italia e nel mondo.
Voi direte: e non ci parli di San Remo? No, non vi parlo di San Remo perché lo sto accuratamente evitando, anche se gli articoli su giornali e web non mancano, così come lo spazio televisivo extra-Raiuno. Vi dico molto serenamente cosa penso del Festival: è una messa cantata della tv, dove tutti vanno più per visibilità che non per effettivamente elogiare la musica italiana. Se veramente si volesse puntare solo sul musicale, le scelte canore sarebbero intanto diverse e non ci sarebbe quel contorno a mio parere inutile di comici, politici, attori e chi più ne ha più ne metta, che serve solo a far vendere il film di turno o poco altro. Dunque Sanremo lo lascio a chi vuole farsi del male con un prodotto qualitativamente poco interessante, se non per chi ama i personaggi che lo popolano.
Parliamo invece di politica internazionale (no sbadigli, grazie...) e del confronto che si sta sempre più delineando tra anti-europei (o presunti tali) ed europeisti convinti. Lo scontro, che troverà sfogo anche nelle prossime elezioni francesi e tedesche, deve far riflettere sul valore dell'Europa come unione di economie, ma non di popoli. Il "vizio" iniziale credo che sia da trovare nel come è nata: post-conflitto mondiale, con i paesi che avevano paura per un futuro incerto e sotto Guerra Fredda, dove l'unione era un meccanismo di difesa contro eventuali recrudescenze di passati regimi totalitari. Di fronte a tempi cupi, si cerca unione, mentre quando la situazione tende a migliorare, ognuno vuole smarcarsi per beneficiare in maniera più ampia degli altri dei vantaggi della ripresa in termini economici.
Una Europa di popoli non è mai esistita, se non sotto l'egida di una forza egemone o totalitaria che l'ha "invasa". L'Europa economica è stata costruita a vantaggio di pochi e senza valutare le specificità delle economie dei singoli Paesi, la sta portando alla disgregazione goccia a goccia, che potrebbe risultare alla fine anche peggiore di uno strappo unico e forte.
Bene, direi che per questa settimana di spunti ve ne ho dati tanti. Commentate e fatemi sapere cosa ne pensate come sempre! Ad maiora!
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venerdì 10 febbraio 2017
giovedì 6 novembre 2014
Obbligo Pos per i commercianti...
Partiamo da un articolo pubblicato su "Il Giornale" oggi:
http://www.ilgiornale.it/news/economia/arriva-stretta-governo-punire-chi-non-adotta-pos-1065488.html
Come sapete dal 1 di luglio è fatto d'obbligo per tutti i commercianti e professionisti essere obbligati ad accettare i pagamenti POS qualora il cliente lo voglia fare, purchè sia superiore ai 30 euro. Tutti a dire fine del nero, tutto tracciato, basta furbizie, basta problemi di circolazione del contante.
Peccato che il legislatore ha commesso alcuni errori madornali.
Il primo è stato non prevedere una sanzione per il mancato rispetto dell'obbligo. Un obbligo ha efficacia giuridica solo se c'è una sanzione per il mancato rispetto. Altrimenti non è un obbligo, ma un invito.
Ma nell'articolo pare si stia risolvendo la questione.
La seconda sono i costi in relazione alla marginalità delle varie categorie merceologiche: pensate ai tabaccai, che hanno a volte degli aggi inferiori al 10%... se su una transazione devono retrocedere una commissione anche solo dell'1% rinunciano a un 10% del loro margine... Non è poco...
Oppure a quelle piccole attività che hanno scontrini di importi piccoli, e mettere i costi fissi di gestione del pos peserebbe in maniera evidente.
Il terzo è non capire che così il nero non si estingue: finchè il professionista dirà che con fattura sono 122 senza sono 90, il cliente sarà sempre invogliato ad usare il contante.
Il quarto è che i commercianti gireranno i costi del servizio sui clienti, con aumento dei prezzi... alla faccia del calo delle tasse e degli 80 euro di Renzi.
Inoltre le banche addebitano canoni di installazione e disinstallazione, che diventano dei muri alla concorrenza e al libero passaggio da un istituto all'altro, e molti obbligano ad avere un rapporto di conto con loro.
E per finire a beneficiare di tutto questo sono le compagnie telefoniche. Infatti le transazioni transitano per via telefonica, con tutti i costi annessi.
Sarebbe meglio quindi creare o dei pos con costo fisso fino a un tot di fatturato transato oppure accordi per avere pos a condizioni migliori.
Altrimenti il rischio cartello è molto forte, e il risultato sarà solo l'ennesima tassa implicita per i cittadini...
http://www.ilgiornale.it/news/economia/arriva-stretta-governo-punire-chi-non-adotta-pos-1065488.html
Come sapete dal 1 di luglio è fatto d'obbligo per tutti i commercianti e professionisti essere obbligati ad accettare i pagamenti POS qualora il cliente lo voglia fare, purchè sia superiore ai 30 euro. Tutti a dire fine del nero, tutto tracciato, basta furbizie, basta problemi di circolazione del contante.
Peccato che il legislatore ha commesso alcuni errori madornali.
Il primo è stato non prevedere una sanzione per il mancato rispetto dell'obbligo. Un obbligo ha efficacia giuridica solo se c'è una sanzione per il mancato rispetto. Altrimenti non è un obbligo, ma un invito.
Ma nell'articolo pare si stia risolvendo la questione.
La seconda sono i costi in relazione alla marginalità delle varie categorie merceologiche: pensate ai tabaccai, che hanno a volte degli aggi inferiori al 10%... se su una transazione devono retrocedere una commissione anche solo dell'1% rinunciano a un 10% del loro margine... Non è poco...
Oppure a quelle piccole attività che hanno scontrini di importi piccoli, e mettere i costi fissi di gestione del pos peserebbe in maniera evidente.
Il terzo è non capire che così il nero non si estingue: finchè il professionista dirà che con fattura sono 122 senza sono 90, il cliente sarà sempre invogliato ad usare il contante.
Il quarto è che i commercianti gireranno i costi del servizio sui clienti, con aumento dei prezzi... alla faccia del calo delle tasse e degli 80 euro di Renzi.
Inoltre le banche addebitano canoni di installazione e disinstallazione, che diventano dei muri alla concorrenza e al libero passaggio da un istituto all'altro, e molti obbligano ad avere un rapporto di conto con loro.
E per finire a beneficiare di tutto questo sono le compagnie telefoniche. Infatti le transazioni transitano per via telefonica, con tutti i costi annessi.
Sarebbe meglio quindi creare o dei pos con costo fisso fino a un tot di fatturato transato oppure accordi per avere pos a condizioni migliori.
Altrimenti il rischio cartello è molto forte, e il risultato sarà solo l'ennesima tassa implicita per i cittadini...
giovedì 30 ottobre 2014
L'allegro chirurgo
Vi posto una notizia curiosa...
http://www.corriere.it/esteri/14_ottobre_30/papa-dell-allegro-chirurgo-non-ha-soldi-farsi-operare-24049b7a-6017-11e4-b0a9-d9a5bfba99fb.shtml
Come in una sorta di nemesi beffarda, l'inventore di uno dei giochi di società più famosi del mondo vive in condizioni di indigenza, e non può permettersi una operazione che potrebbe salvargli la vita.
A volte si pensa che il creatore di un gioco in automatico viva come un pascià sotto una palma, in realtà la sorte è spesso molto più amara.
In tanti nella storia hanno avuto idee brillanti, salvo poi venderle per un tozzo di pane oppure doverlo fare a malincuore perchè non si avevano i capitali necessari per avviare una attività redditizia...
Questo mi ricorda la situazione di tanti giovani italiani, con idee brillanti ma con nessuno che dà loro credito. Si, ci sono incubatori di start-up e finanziamenti regionali ad hoc, ma credo che quella voglia di rischiare tipica di una economia in fermento sia venuta meno...
E pensare che anche Steve Jobs e Bill Gates hanno cominciato da un garage... ma in Italia non sarebbe possibile: finanza, Asl, Comune e chi più ne ha più ne metta ti verrebbero subito a farti visita, per farti rendere conto che per stare dietro a loro, non hai più tempo per seguire la tua idea...
http://www.corriere.it/esteri/14_ottobre_30/papa-dell-allegro-chirurgo-non-ha-soldi-farsi-operare-24049b7a-6017-11e4-b0a9-d9a5bfba99fb.shtml
Come in una sorta di nemesi beffarda, l'inventore di uno dei giochi di società più famosi del mondo vive in condizioni di indigenza, e non può permettersi una operazione che potrebbe salvargli la vita.
A volte si pensa che il creatore di un gioco in automatico viva come un pascià sotto una palma, in realtà la sorte è spesso molto più amara.
In tanti nella storia hanno avuto idee brillanti, salvo poi venderle per un tozzo di pane oppure doverlo fare a malincuore perchè non si avevano i capitali necessari per avviare una attività redditizia...
Questo mi ricorda la situazione di tanti giovani italiani, con idee brillanti ma con nessuno che dà loro credito. Si, ci sono incubatori di start-up e finanziamenti regionali ad hoc, ma credo che quella voglia di rischiare tipica di una economia in fermento sia venuta meno...
E pensare che anche Steve Jobs e Bill Gates hanno cominciato da un garage... ma in Italia non sarebbe possibile: finanza, Asl, Comune e chi più ne ha più ne metta ti verrebbero subito a farti visita, per farti rendere conto che per stare dietro a loro, non hai più tempo per seguire la tua idea...
30 anni di Modena...
Sono 30 anni che sono abitante di questa città...
In 30 anni di cose ne succedono, e Modena non è stata indenne al tempo.
Purtroppo il cambiamento è stato in peggio. Il mio ricordo della città quando ero bambino era di strade pulite, gente operosa che si dava da fare, magari non con quel calore e colore delle città del sud, ma che aveva rispetto degli altri, e che sentiva Modena parte di casa sua. E come tale la rispettava.
Anche all'epoca non è che non ci fossero problemi: abitavo nella zona tra stadio e stazione autocorriere, e mi ricordo della vecchia paninoteca che aveva sede proprio in stazione, e che era il ritrovo di ragazzi ma anche dei primi consumatori di eroina, quelli che ti chiedevano le mille lire per prendere l'autobus per lo sballo.
Però Modena aveva un altro sapore, un altro colore... Sentivi quasi un calore che ti coccolava, che ti dava allegria anche nei giorni di nebbia, perchè quella città era piccola e a misura d'uomo.
Forse quando si è bambini e si vive una infanzia felice si tende a mitizzare un po' il passato, specie se il presente appare sporco e inquinato, pieno di maleducazione e inciviltà.
Quest'ultima non è da addebitare ai "nuovi modenesi" (cioè gli stranieri), ma ai modenesi stessi.
Che non hanno più rispetto per la loro città, che si sono rinchiusi nei loro cantucci e nei loro orticelli per difendere interessi di pochi, che si lasciano comandare da chi ha tutelato e rafforzato il suo potere economico a scapito della ricchezza sociale, che ha tolto agli altri per mantenere la ricchezza per se.
Modena sta perdendo il treno della modernità, il treno dell'innovazione, il treno per uscire dal luogo comune e miope della provincia, per rilanciarsi come smart-city, intesa come città a misura del cittadino e di chi deve viverla, pulita e ecologica, dove ci siano opportunità economiche per tutti e non solo per gli "amici di", dove c'è un centro che vive e non è abbandonato a favore di centri commerciali, dove non esistono scuole con il 70% di stranieri perchè così lì danno meno fastidio, dove non esistono quartieri ghetto decadenti... Dove un attore nazionale della GDO possa aprire un punto vendita nuovo e moderno (con costruzione di polo scolastico annesso) senza che una catena amica lo blocchi con la complicità del Comune.
Dove una piccola cartolaia di quartiere non sia costretta a chiudere perchè mettono tutto il parcheggio a pagamento...
Il mio è un sogno o forse tra 30 anni potrò vivere in una città così?
In 30 anni di cose ne succedono, e Modena non è stata indenne al tempo.
Purtroppo il cambiamento è stato in peggio. Il mio ricordo della città quando ero bambino era di strade pulite, gente operosa che si dava da fare, magari non con quel calore e colore delle città del sud, ma che aveva rispetto degli altri, e che sentiva Modena parte di casa sua. E come tale la rispettava.
Anche all'epoca non è che non ci fossero problemi: abitavo nella zona tra stadio e stazione autocorriere, e mi ricordo della vecchia paninoteca che aveva sede proprio in stazione, e che era il ritrovo di ragazzi ma anche dei primi consumatori di eroina, quelli che ti chiedevano le mille lire per prendere l'autobus per lo sballo.
Però Modena aveva un altro sapore, un altro colore... Sentivi quasi un calore che ti coccolava, che ti dava allegria anche nei giorni di nebbia, perchè quella città era piccola e a misura d'uomo.
Forse quando si è bambini e si vive una infanzia felice si tende a mitizzare un po' il passato, specie se il presente appare sporco e inquinato, pieno di maleducazione e inciviltà.
Quest'ultima non è da addebitare ai "nuovi modenesi" (cioè gli stranieri), ma ai modenesi stessi.
Che non hanno più rispetto per la loro città, che si sono rinchiusi nei loro cantucci e nei loro orticelli per difendere interessi di pochi, che si lasciano comandare da chi ha tutelato e rafforzato il suo potere economico a scapito della ricchezza sociale, che ha tolto agli altri per mantenere la ricchezza per se.
Modena sta perdendo il treno della modernità, il treno dell'innovazione, il treno per uscire dal luogo comune e miope della provincia, per rilanciarsi come smart-city, intesa come città a misura del cittadino e di chi deve viverla, pulita e ecologica, dove ci siano opportunità economiche per tutti e non solo per gli "amici di", dove c'è un centro che vive e non è abbandonato a favore di centri commerciali, dove non esistono scuole con il 70% di stranieri perchè così lì danno meno fastidio, dove non esistono quartieri ghetto decadenti... Dove un attore nazionale della GDO possa aprire un punto vendita nuovo e moderno (con costruzione di polo scolastico annesso) senza che una catena amica lo blocchi con la complicità del Comune.
Dove una piccola cartolaia di quartiere non sia costretta a chiudere perchè mettono tutto il parcheggio a pagamento...
Il mio è un sogno o forse tra 30 anni potrò vivere in una città così?
giovedì 23 ottobre 2014
Cara UE ti scrivo...
Sono partite un mare di polemiche sulla pubblicazione della
lettera ricevuta dalla Commissione Europea da parte del Ministero dell’Economia
Ora lasciando perdere questioni di lana caprina su chi ha
scelto e il suo scopo, credo che la pubblicazione di una lettera di questo
tenore sia giusta.
I cittadini devono sapere cosa succede sopra le loro teste e
tutti questi incontri informali /tecnici / confidenziali non fanno altro che
aumentare i sospetti e i dubbi che quanto accada sopra le nostre teste non sia
altro che frutto di macchinazioni di poteri forti, volti a fregarci l’ennesima
volta.
Chiaro che l’atto è stato strumentalizzato sia da una parte
che dall’altra per dire quanto la controparte sia poco credibile o quantomeno
metterla in guardia da conseguenze possibili.
Però se tutti gli atti fossero pubblici e consultabili, ne
gioverebbe la trasparenza e la possibilità da parte di tutti di farsi una
propria idea. Anche se forse i tecnicismi inseriti sono di difficile
comprensione anche per gli addetti ai lavori.
mercoledì 22 ottobre 2014
“Studi di settore” o “obblighi di settore”?
Questo articolo è comparso oggi su “Il Giornale”
Credo che questo articolo faccia capire come siano inutili e
superflui gli studi di settore, su cui attualmente si basano molti degli
accertamenti fiscali a cui vengono sottoposti molti imprenditori e commercianti
in Italia.
Questi basano il reddito minimo che un contribuente dovrebbe
dichiarare sulla base di alcune presunzioni (area geografica in cui opera,
possesso o meno di determinati servizi/macchinari, presenza di dipendenti e
loro forme contrattuali, posizione del punto vendita all’interno del comune,
fronte strada delle vetrine…) che però non tengono mai conto, se non in misura
marginale, della crisi economica o di altri fattori, come nel caso dei piccoli
commercianti la presenza nelle vicinanze di centri della GDO.
Il fatto di non essere congrui (e cioè di dichiarare meno di
quanto da loro ritenuto) fa scattare l’idea di essere o un cattivo
amministratore o di essere un evasore.
Mentre per il primo caso direi che, finchè non si frodano
gli altri, ognuno è libero di fare ciò che vuole (perché è il mercato che
sceglie chi far chiudere e chi far continuare nella sua attività), nel secondo
mi pare veramente labile il confine tra non congruità ed effettiva evasione.
Ogni anno gli studi vengono visti al rialzo, come se le
aziende esistessero da sempre e non avessero mai conosciuto crisi…
Si arriva all’assurdo dove una azienda neo costituita viene
trattato come chi ha 30 anni di apertura alle spalle… può sembrare normale?
Secondo me no…
domenica 19 ottobre 2014
80 euro fanno la felicità?
Si fa un gran parlare delle iniziative del nostro Governo per restituire poter d'acquisto alle nostre tasche.
Partiti dai famosi 80 euro (che in realtà 80 euro non sono, ma questo non diciamolo a nessuno...), si è arrivati alla mossa del TFR in busta paga.
Proprio l'altro giorno una mia collega mi ha chiesto cosa convenisse fare: prendere o aspettare?
La mia collega è sotto i 30 anni e non ha ancora impegni di famiglia, e la sua domanda mi ha destato curiosità.
Credo che un giovane nella sua condizioni non dovrebbe fare altro che capire che la proposta del sig. Renzi è quantomeno ridicola.
Mette una ipoteca negativa sul mio futuro quando, vecchissimo forse pensionato, non avrò che il 50% del mio ultimo stipendio.
Si sa che a spendere di più si fa presto, è a fare economie che si fa fatica (vedi spending rewiev)...
C'è anche chi potrebbe dire "tanto la pensione non la vedrò mai, quindi tanto vale prenderli subito".
Il TFR è una istituzione solo italiana, infatti nel resto d'Europa non esiste. Diciamo che però è quella forma di risparmio/forma di investimento che i nostri padri hanno inserito in un'ottica di poter fare investimenti per l'azienda (e quindi arricchirla e farle produrre più reddito) a fronte del posticipo da parte dei lavoratori a una parte della loro retribuzione, remunerata con un tasso legato all'inflazione e una rivalutazione annuale.
Credo che i 100 euro al mese, che mediamente percepiranno coloro che volontariamente aderiranno a questo anticipo, non risolveranno i problemi di chi non arriva a fine mese.
Lo stimolo ai consumi dovrebbe essere dato creando le condizioni per spendere e cercando di creare strumenti duraturi. L'incertezza sul futuro è il peggior nemico dei consumi: non spendo oggi per la paura di quello che potrebbe succedermi domani.
Il fatto è che allo stato attuale tutte queste riforme sono provvisorie e non stabili, e quindi l'effetto sarebbe quello di un eventuale risparmio delle cifre o, nel caso del TFR, se lo devo risparmiare, tanto vale non aderire. Ci pagherei più tasse e ci perderei la rivalutazione annuale.
Che sia il caso che il sig. Renzi si faccia venire qualche altra buona idea?
Il modo sarebbe vincolare l'uso delle somme agli effettivi consumi... e se facessimo uno sconto fiscale sulla base di quanto ho consumato rispetto a un paniere di beni?
Della serie, se ho consumato recupero una percentuale di quanto ho speso... vuoi vedere che recupero anche in parte l'evasione fiscale?
Partiti dai famosi 80 euro (che in realtà 80 euro non sono, ma questo non diciamolo a nessuno...), si è arrivati alla mossa del TFR in busta paga.
Proprio l'altro giorno una mia collega mi ha chiesto cosa convenisse fare: prendere o aspettare?
La mia collega è sotto i 30 anni e non ha ancora impegni di famiglia, e la sua domanda mi ha destato curiosità.
Credo che un giovane nella sua condizioni non dovrebbe fare altro che capire che la proposta del sig. Renzi è quantomeno ridicola.
Mette una ipoteca negativa sul mio futuro quando, vecchissimo forse pensionato, non avrò che il 50% del mio ultimo stipendio.
Si sa che a spendere di più si fa presto, è a fare economie che si fa fatica (vedi spending rewiev)...
C'è anche chi potrebbe dire "tanto la pensione non la vedrò mai, quindi tanto vale prenderli subito".
Il TFR è una istituzione solo italiana, infatti nel resto d'Europa non esiste. Diciamo che però è quella forma di risparmio/forma di investimento che i nostri padri hanno inserito in un'ottica di poter fare investimenti per l'azienda (e quindi arricchirla e farle produrre più reddito) a fronte del posticipo da parte dei lavoratori a una parte della loro retribuzione, remunerata con un tasso legato all'inflazione e una rivalutazione annuale.
Credo che i 100 euro al mese, che mediamente percepiranno coloro che volontariamente aderiranno a questo anticipo, non risolveranno i problemi di chi non arriva a fine mese.
Lo stimolo ai consumi dovrebbe essere dato creando le condizioni per spendere e cercando di creare strumenti duraturi. L'incertezza sul futuro è il peggior nemico dei consumi: non spendo oggi per la paura di quello che potrebbe succedermi domani.
Il fatto è che allo stato attuale tutte queste riforme sono provvisorie e non stabili, e quindi l'effetto sarebbe quello di un eventuale risparmio delle cifre o, nel caso del TFR, se lo devo risparmiare, tanto vale non aderire. Ci pagherei più tasse e ci perderei la rivalutazione annuale.
Che sia il caso che il sig. Renzi si faccia venire qualche altra buona idea?
Il modo sarebbe vincolare l'uso delle somme agli effettivi consumi... e se facessimo uno sconto fiscale sulla base di quanto ho consumato rispetto a un paniere di beni?
Della serie, se ho consumato recupero una percentuale di quanto ho speso... vuoi vedere che recupero anche in parte l'evasione fiscale?
giovedì 16 ottobre 2014
Spread-buster!
"Non si riesce più ad arrivare a fine mese..." "Eh con questo spread che va su e giù tutti i giorni! Prima avevamo l'inflazione, che almeno la sentivi una volta al mese.. Questo invece arriva tutti i giorni!"
Questo non è un dialogo del Teatro dell'assurdo, ma uno scambio di battute tra due signore anziane colto davanti alla panetteria.
Lo spread è il male dei nostri tempi... Ormai tutti vivono nel timore che questa entità posso distruggere le nostre vite, licenziarci e ridurci alla fame...
Sarà vero? Sarà falso? Sarah Ferguson? come diceva un Greggio d'annata...
A mio parere tutto nasce dall'equivoco che una informazione fatta di spot e di slides sta producendo.
Spread indica la differenza tra quello che paghiamo noi sul nostro debito (enorme) e quello che pagano gli altri.
Dovrebbe essere un indice di come noi siamo percepiti buoni pagatori dai nostri creditori.
Ora dobbiamo averne paura? Secondo me bisognerebbe contestualizzare e capire cosa c'è dietro.
Siamo in un mercato globale, dove molte logiche del passato non valgono più. Ormai basta che un computer in chissà quale parte del mondo impazzisca e le Borse possono perdere cifre enormi in pochi minuti. Si chiamano vendite ad alta frequenza e con l'economia reale non hanno niente a che fare.
Dietro ci sono matematici che studiano complicati algoritmi con il quale un computer in automatico al verificarsi di un evento x, esegue una operazione pre-impostata.
Gli umori del mercato influenzano lo spread.
Se pensate a quello che è successo in questi giorni in Borsa si capisce come un Governo può fare tutte le riforme che vuole, ma basta che nel mondo succeda qualcosa e puff! tutto passa in secondo piano.
Le signore in panetteria questa mattina hanno trovato il pane più caro? No, perchè siamo in deflazione e per definizione i prezzi calano invece di aumentare...
E allora lo spread? E' un indicatore di paura...
Essendo che adesso l'inflazione non fa più effetto (nella testa di una persona nasce l'idea cavolo i prezzi calano, quindi sto meglio, ma in realtà sta peggio perchè le aziende chiudono perchè producono in potenziale perdita), è stato trovato un nuovo spauracchio, facile da vedere.
Una foglia di fico per coprire le mancanze altrui... spero solo che alla fine le due signore il pane lo abbiano comprato...
Questo non è un dialogo del Teatro dell'assurdo, ma uno scambio di battute tra due signore anziane colto davanti alla panetteria.
Lo spread è il male dei nostri tempi... Ormai tutti vivono nel timore che questa entità posso distruggere le nostre vite, licenziarci e ridurci alla fame...
Sarà vero? Sarà falso? Sarah Ferguson? come diceva un Greggio d'annata...
A mio parere tutto nasce dall'equivoco che una informazione fatta di spot e di slides sta producendo.
Spread indica la differenza tra quello che paghiamo noi sul nostro debito (enorme) e quello che pagano gli altri.
Dovrebbe essere un indice di come noi siamo percepiti buoni pagatori dai nostri creditori.
Ora dobbiamo averne paura? Secondo me bisognerebbe contestualizzare e capire cosa c'è dietro.
Siamo in un mercato globale, dove molte logiche del passato non valgono più. Ormai basta che un computer in chissà quale parte del mondo impazzisca e le Borse possono perdere cifre enormi in pochi minuti. Si chiamano vendite ad alta frequenza e con l'economia reale non hanno niente a che fare.
Dietro ci sono matematici che studiano complicati algoritmi con il quale un computer in automatico al verificarsi di un evento x, esegue una operazione pre-impostata.
Gli umori del mercato influenzano lo spread.
Se pensate a quello che è successo in questi giorni in Borsa si capisce come un Governo può fare tutte le riforme che vuole, ma basta che nel mondo succeda qualcosa e puff! tutto passa in secondo piano.
Le signore in panetteria questa mattina hanno trovato il pane più caro? No, perchè siamo in deflazione e per definizione i prezzi calano invece di aumentare...
E allora lo spread? E' un indicatore di paura...
Essendo che adesso l'inflazione non fa più effetto (nella testa di una persona nasce l'idea cavolo i prezzi calano, quindi sto meglio, ma in realtà sta peggio perchè le aziende chiudono perchè producono in potenziale perdita), è stato trovato un nuovo spauracchio, facile da vedere.
Una foglia di fico per coprire le mancanze altrui... spero solo che alla fine le due signore il pane lo abbiano comprato...
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