Oggi è spuntato, nell'assalto alla diligenza della legge di stabilità (di cui parlavo nel post del riepilogo settimanale), un emendamento che punta a inserire una cedolare secca del 21% su chi affitta un appartamento o stanza per il tramite di siti come Airbnb e simili.
Per chi non lo conoscesse, Airbnb è un sito sul quale chiunque abbia una stanza o un appartamento può affittarlo giornalmente, senza bisogno di un contratto, a qualcuno che ne può usufruire per vacanza, lavoro o altro (sempre nel lecito, si capisce).
Di fatto la piattaforma fa da intermediario sulle transazioni, in quanto mette in contatto gli utenti, fissa delle regole e permette di recensire le varie soluzioni abitative. Di fatto ad oggi non vi erano tasse da pagare, o meglio un disclaimer su questi siti avverte che le affittanze dovrebbero avere carattere di "saltuarietà" e non dovrebbero diventare una attività affine a quelle di un hotel o altra struttura ricettiva.
Molto spesso però questi siti sono utilizzati per pubblicizzare o "Bed & Breakfast" oppure "Affittacamere", specie nelle località più turistiche. Anche se, complice la crisi e la volontà di avere qualche entrata in più, molte famiglie decidono di affittare le seconde case, piuttosto che ricavare delle stanze dalle case di residenza adatte a tale scopo.
Naturalmente, così come avvenne per la nascita dei "Bed & Breakfast", chi si è più lamentato di tale proliferare di offerte di alloggi sono gli hotel e alberghi, i quali lamentano di dover sostenere costi e sottostare a normative a livello igienico, sanitario e di sicurezza, alle quali questi affittacamere non sono tenuti, facendo venire meno una grossa fetta del loro giro di affari e facendo temere per l'occupazione nel settore.
Come al solito, secondo me, la verità sta nel mezzo. E' vero che gli hotel e gli alberghi devono sottostare a regolamenti e normative, ma quanti di questi le rispettano veramente, o comunque garantiscono degli standard adeguati? Basti pensare che le famose "stelle" sono disciplinate da leggi regionali, quindi un 3 stelle a Milano non è uguale a un 3 stelle a Bari. E già questo vuol dire molto. Se poi aggiungiamo che solitamente chi si rivolge a Airbnb è una clientela che vuole risparmiare qualcosa, ecco che il gioco è presto fatto. Inoltre spesso le camere sui siti di affittanza non è che sia a prezzi molto più bassi rispetto a quelli di alcuni alberghi.
Non vorrei che, come al solito, dietro questa tassa ci sia la compiacenza di uno Stato che trova una insperata fonte di entrata (che serve per la diligenza) e un contentino agli albergatori italiani, i quali secondo me dovrebbero cominciare a pensare in molti casi di investire di più in servizi accessori e distintivi, in modo proprio da rendere l'offerta migliore rispetto agli affittacamere non in ottica di prezzo, ma di qualità.
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