sabato 26 novembre 2016

Hasta la victoria, siempre!

Oggi si è avuta notizia della morte di Fidel Castro, uno dei personaggi più importanti della storia recente mondiale. Detto che, come penso avete potuto intuire da altri miei post, non sono sicuramente vicino alle sue idee politiche, ma forse mi colloco un pelo dall'altra parte, non voglio parlare però di Fidel in ottica politica o ideologica.

Quello che vorrei fare è capire la fenomenologia di un combattente, un rivoluzionario, un politico, un dittatore che ha affascinato tante persone e ha scatenato inimicizia e discredito da altrettante.
Perché una persona come Fidel può affascinare? In effetti, forse, lo si deve accostare al suo compagno di rivoluzione, Ernesto Che Guevara, ormai quasi diventato una icona, anche di stile, con il suo volto ormai anche sulle magliette, come simbolo rivoluzionario.
Quella rivoluzione fatta di persone apparentemente normali, del popolo, che si uniscono contro un altro dittatore, finanziato da una grande potenza economica, e che alla fine riescono a cacciarlo e a restituire una effimera libertà all'isola di Cuba.

Una rivoluzione fatta di motociclette, mezzi sigari, vestiti un po' approssimativi, modi spicci e passione politica comunista. Che affascinava i giovani del tempo, che hanno dato fuoco in parte alla fenomenologia rivoluzionaria del '68 europeo, e che ha segnato un epoca di forte impegno politico e sociale. Fidel si è mostrato inoltre forte e duro con la potenza egemone del mondo occidentale, quegli USA campioni della democrazia e difensori dell'Occidente libero, ma fatto di consumismo, appiattimento sociale, ideologie comuniste schiacciate.

Un Davide contro Golia: quello che da sempre trova nelle persone quella stilla di approvazione e acclamazione, di sostegno e di sprone, di solidarietà ed emulazione. Ecco forse Fidel è stato questo nell'immaginario. Un immaginario che però si scontra con una realtà che appare un po' diversa: ha costruito un regime, senza possibilità di manifestare un dissenso, senza media, ma con canali unici sia tv che radio, lasciando la popolazione in una sorta di povertà strisciante, ben compensata da un ottimo livello di istruzione e sanitario, ma senza possibilità di poter sviluppare qualcosa che non fosse approvato dal regime.

Credo che ogni uomo che abbia avuto una grande influenza politica e culturale sia ricordato sia per le bellezze che per le sua cadute e le brutture. Non è facile dare un giudizio complessivo e definitivo sull'uomo Fidel: in fondo ha seguito il suo istinto e le sue idee, le ha portate avanti ed è riuscito ad imporle, come fanno tutti coloro che, come si dice, "diventano qualcuno" nella storia dell'umanità. Forse avrà sempre pensato di agire nel giusto e di fare il meglio per gli abitanti di Cuba, oppure ha avvantaggiato se stesso in un generale vuoto del resto. Chissà tra cinquant'anni come si parlerà di lui e se avrà ancora un peso importante nei libri di scuola, come lo ha adesso che è storia ancora, se vogliamo dire recente. O diventerà uno dei tanti paragrafi di un libro scolastico, come quelli dedicati ad altri personaggi, combattenti, re e dittatori. Questo non ve lo posso dire io... La Storia darà il suo verdetto con il tempo...

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