Di ritorno dal caffè, mentre scendo le scale per tornare al piano del mio ufficio, mi fermo e osservo fuori dalla finestra. Un sacco di gente cammina per il viale, guardando le vetrine dei negozi che si stanno addobbando per il prossimo Natale. Comincia la corsa al regalo e cominciano quei spesso finti saluti e auguri di circostanza, che però visto che "a Natale siamo tutti più buoni", non si nega a nessuno.
Gli operai del comune stanno montando le luminarie, delle forme più varie, che illumineranno il centro in questi pomeriggi pre-natalizi, anche se, a giudicare dal tempo impiegato per districare la matassa di fili, mi sa tanto che di Santo, per loro, c'è il loro frasario, beneaugurante per i cavi poco "accondiscendenti".
Piano piano vedrò il viale prendere forma, ma per il momento, mi sa che devo tornare alla scrivania. Saluto scendendo, con un veloce "ciao", due colleghi di altri uffici e mi rimetto al mio "posto di combattimento". Apro le mail, e in appena dieci minuti di pausa caffè, me ne sono arrivate 15. Che avrà la gente da scrivere così tanto? Arrivo ad avere cronologie di anche 25-30 risposte di risposte, che neanche le catene di Sant'Antonio dei social network arrivano a tanto. Molte sono con contenuti quasi inutili, di puntiglio, che non cambiano il contenuto. Altre sono spesso solo delle prese visioni. Altre ancora sono esercizi di stile, per far vedere che si è sul pezzo nell'argomento. Anche se non è richiesto.
Forse prima il lavoro di ufficio era più facile ai tempi della carta e dell'avvento dei pc. Pensateci un attimo: prendete una mail di lavoro, che è di fatto una domanda, né più e né meno, e dovete avere una risposta. Ora, oggi voi con una mail cosa fate? La inviate a tutti coloro che devono darvi risposta. E poi ai loro responsabili. E poi a qualcun altro del vostro ufficio che, metti che tu non ci sei, tiene traccia del tutto. Ora immaginate questo processo prima dell'avvento della mail. Se dovevo fare la domanda, quantomeno dovevo alzarmi dalla scrivania o tirare su il telefono. E, se dovessi seguire la stessa dinamica, andare in ogni ufficio, trovare la persona interessata, accertandomi che ci sia anche il suo capo e portandomi dietro un mio collega dell'ufficio e perché no, anche il mio responsabile. Tipo Re Magi del presepe. Però senza doni, ma con una domanda. E dopo questa processione, magari scrivere tutto su un foglio. E tornare a fare il giro perché tutti ne prendano conoscenza.
Voi direte: ecco vedi, la mail ha semplificato, perché fai tutto con un semplice click. Già, ma pensateci un attimo: quante mail mandate ogni giorno che abbiano davvero un significato al lavoro? Quante sono così indispensabili? E per non parlare del quando sento che chi scrive lo fa solo per tenere traccia, perché metti caso che quello lì mi dice a voce una cosa e poi si rimangia la parola un istante dopo. E' nata la burocrazia delle mail. In un mondo che vuole apparire veloce e snello, siamo circondati da "invia e ricevi", "copie per conoscenza" e "copie per conoscenza nascoste" (che sai che segreti di stato si stanno rivelando).
E tutto questo, forse, ci sta allontanando dal rapporto umano. Quello che mi faceva vedere se l'interlocutore, alla mia domanda è felice di rispondermi... o se mi considera come il filo delle luminarie, e si aggrega al frasario dei tecnici del comune...
Sei semplicemente meraviglioso Francesco.
RispondiEliminaJohn è un osservatore... e nota cose che in tanti vedono... ma spesso non siamo tutti capaci di esternarle...
EliminaHai proprio ragione.
RispondiEliminaPerò non osservare troppo sii operativo,passa all'azione diretta.
RispondiEliminaJohn osserva perché è curioso del mondo... ma agisce anche...
EliminaOk cosi andiamo d'accordo.
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