sabato 17 dicembre 2016

Se Atene piange, Sparta non ride

Ieri, nello stesso giorno, due fatti hanno colpito i primi cittadini delle due città più importanti d'Italia: Milano e Roma. Ovviamente per più importanti è inteso sia come grandezza, che come centro di interessi economici la prima, politici la seconda.

Se nel caso di Milano, un contratto con data truccata relativo ad un appalto di Expo Milano con successivo avviso di indagini in corso sulla persona, ha portato il sindaco Sala (all'epoca amministratore e commissario per la esposizione universale milanese) a presentarsi al prefetto di Milano per comunicargli la sua momentanea "autosospensione" (che di fatto non esiste come possibilità) dalle funzioni di sindaco, per la Raggi, invece, i guai derivano dal capo del personale del Comune di Roma, Marra, indagato anche lui per una presunta corruzione al fine di favorire l'inserimento di determinate persone all'interno delle municipalità romane e favorire negli appalti collegati. Marra è stato considerato, a torto o a ragione, un po' il braccio destro del sindaco Raggi, anche se ricordo che lui è un dirigente del Comune, quindi non un politico.

Non mi interessa tanto entrare nel merito dei fatti che hanno portato a queste due situazione, ma voglio analizzare la cosa da un punto di vista più esterno: mi colpisce molto che le due città più importanti siano colpite da queste vicende nello stesso momento, con sindaci che sono in carica da poco più di sette-otto mesi, che sono nuovi entrambi della politica (nel senso che non avevano avuto incarichi politici in precedenza) e che però sono coinvolti in queste vicende.

La reazione che hanno avuto è stata diametralmente opposta: per Milano abbiamo assistito al tentativo di Sala di voler fare un passo indietro momentaneo, allontanandosi dal potere cittadino con una non meglio precisata autosospensione. Dall'altro invece a Roma, il sindaco ha tirato su gli scudi, difendendosi e resistendo compatta, dopo l'uno-due micidiale che ha colpito prima la sua giunta con le dimissioni della Muraro, e poi il caso Marra. Oltretutto, mentre il sindaco di Milano gode del pieno appoggio del suo partito di riferimento (PD), dall'altra il M5S nazionale ha preso un po' le distanze dal suo sindaco, al quale è sempre stato contestato un agire senza confrontarsi con il partito e in maniera autonoma, anche quando il mantenere il coinvolgimento di determinate persone nelle scelte di potere poteva configurare "macchiare" l'aura del partito per la legalità e l'onestà che i "grillini" portano avanti con orgoglio.

Fare il Sindaco di realtà così ampie e variegate non è per niente facile: Milano è una città che viaggia alla velocità della luce, è vicina alle più avanzate città mondiali o comunque cerca di seguirle, ma ha comunque tutti i mali italici e le lunghe mani della malavita organizzata che provano a circondarla per fare buoni affari. Roma è invece una eterna promessa, una città che non fa mai lo scatto di orgoglio, che vive probabilmente sul suo storico passato, ma senza capire che non si può vivere solo di quello, ma bisogna cominciare ad avere una vista più "manageriale" e meno "clientelare", cacciando via i potentati, i piccoli dirigenti che comandano come e quanto vogliono. Nel caso di Roma non è un lavoro che si fa in due giorni, ma secondo me avrebbe giovato alla vista dei 5 Stelle, che sono alle prime esperienze con città di questa portata e con un passato pesante, fare degli atti di più forte discontinuità con il passato, provando anche scelte nuove e coraggiose, ancorchè impopolari. Muraro e Marra, forse, erano da allontanare prima, anticipando determinate scelte. Poi magari il tempo darà ragione alla Raggi, ma se il clima non migliora e il suo partito non le dà una mano, rischia di diventare il giapponese chiuso nel bunker che crede che la guerra non è ancora finita.

Per Sala, invece, un consiglio: per essere un buon sindaco non basta avere un curriculum da manager, ma ricordarsi anche di cosa si è fatto nelle precedenti esperienze. Inoltre non si può lasciare una città come Milano senza una guida: o si va avanti con forza e si decide di governare la città saldamente, oppure se si ritiene di volersi difendere meglio dalle accuse, ci si dimette e si va al commissariamento. Le vie di mezzo, che sembrano un po' la foglia di fico, quel formalmente ho fatto, ma di fatto faccio quello che facevo prima, possono essere considerate quasi una presa in giro da parte anche di chi a te, sindaco, ha dato un voto.

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