martedì 21 febbraio 2017

Speciale Calcio - Roberto Baggio

Oggi comincia una nuova rubrica, lo "Speciale Calcio". Attenzione, fermi tutti, prevengo: non è un angolo di bar Sport o uno sfogatoio contro torti arbitrali (niente Processo del Lunedì, Appello del Martedì e Sentenza del Sabato), ma una piccola "nota a margine" su alcuni personaggi del calcio che sono entrati nella mia storia e cultura sportiva.

Apro questa rubrica con il "Divin Codino": Roberto Baggio, fantasista della Nazionale e dei più grandi club italiani (Juve, Milan ed Inter), che ha compiuto recentemente cinquantanni.
Ora, non vi illustrerò la storia di Baggio, in quanto basta andare a cliccare un po' su Internet per trovare tutte le notizie e biografie possibili.

Quello che vi voglio trasmettere è cosa Baggio ha significato nella mia mente e nella mia visione del calcio. Baggio era un giocatore "scomodo": talento puro, classe da vendere, faceva sempre sorgere il sospetto che, se tal allenatore vinceva, lo aveva fatto solo perché aveva lui in squadra. Al pallone dava del tu, con tocchi e giocate veramente illuminanti, un trascinatore di squadre, capace di trasformare anche i compagni, basta vedere cosa è riuscito a fare a Bologna o a Brescia, sicuramente squadre non di primissima fascia.

Due sono i momenti che più mi hanno colpito della carriera di questo giocatore. Uno è famosissimo e forse quello che rimane impresso nella nostra memoria: quel rigore sbagliato a USA '94, che, seppur non decisivo (Pagliuca avrebbe dovuto parare il rigore successivo del Brasile per tenerci in corsa) è l'emblema di quando a volte, il destino, possa essere cinico anche con un talento di quello portata. Lui aveva trascinato la Nazionale fino a lì, fino a quel rigore, a giocarsela nella caldera di Pasadena. E, il dio del pallone, quasi a prendersi beffe di lui, gli fa sbagliare il rigore, in maniera anche piuttosto plateale per un giocatore specialista.

Il secondo episodio è sempre legato alla Nazionale, ed è del Mondiale successivo: Francia '98, quarti di finale contro i padroni di casa. E quel maledetto tiro che si stampa sul palo. Siamo sullo zero a zero e Roberto calcia talmente bene che il pallone colpisce il legno. Era entrato da poco, al posto di Alessandro Del Piero, colui che aveva ereditato da lui la maglia numero 10 della Juve, e che in quel periodo fece nascere il famoso dualismo nella mente di tutti i tifosi italiani. E, per una questione di centimetri, sarebbe stato golden gol e vittoria azzurra.

Invece, come spesso è accaduto a Roberto, si è fermato davanti alla porta del Paradiso. Ma sicuramente è entrato nei ricordi di tutti i tifosi italiani.

E voi, cosa ne pensate della carriera di Roberto Baggio? Scrivete la vostra opinione o commento sotto al post e fatemi anche sapere se questa rubrica nuova vi piace.

Un saluto e, con questo è tutto, vi restituisco la linea!

1 commento:

  1. La tua rubrica mi piace molto èd è molto ineressante per chi stravede per il calcio.

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