mercoledì 3 maggio 2017
Io sono John - Episodio 53
venerdì 28 aprile 2017
Io sono John - Episodio 52
Quando sembra che tutto sia perduto, o che le cose si indirizzino in una certa maniera, a volte accade un colpo di vento, e tutto prende una piega diversa.
Può accadere sia in senso positivo, che negativo. Magari pensi che stai per conquistare qualcosa che hai desiderato e, un secondo prima di averla, sparisce. Oppure, al contrario, qualcosa che ti sembrava lontano e fuori portata, ora ti arriva e quando meno te lo aspettavi.
La vita non è mai lineare, è un continuo cambiare direzione. A volte ti spiazza, a volte ti sorprende.
L'unica cosa che ho capito è che devi essere pronto a fronteggiare i cambi di vento. Pronto a cambiare le vele, la direzione, a cercare di venire via dalla tempesta o a non farti fermare dalla bonaccia. Come in una navigazione su una barca a vela. Tenendo saldo tu il timone, e non farlo muovere a qualcun'altro.
Perché finché il timoniere sei tu, sarai sempre responsabile delle tue azioni. E un domani non potrai recriminare, ma al massimo potrai dire, con serenità di aver fatto una scelta sbagliata. Quello che posso consigliare è comunque di avere delle persone accanto che ti aiutino a navigare quando il mare è in tempesta, dandole ascolto, cercando di capire cosa ti vogliono trasmettere. Soprattutto se ti mettono in guardia da situazioni di pericolo o di tempeste all'orizzonte, quando tu magari sei troppo impegnato a manovrare la nave per riuscire a vedere più in là.
Però, l'unica cosa certa è che il timone lo devi avere in mano tu. Sempre, senza se e senza ma. Perché se lasci il timone in mano alla persona sbagliata, o a chi non ti vuole bene, ma ti usa per suo divertimento o per altro, prima o poi finirai sugli scogli. Facendoti male. Vedendo la tua nave a pezzi da ricostruire. E spesso non sapendo come fare.
A volte la vita è una navigazione solitaria, a volte in compagnia: tu fissati un punto da raggiungere, e valuta chi far salire a bordo della tua nave, ma senza far guidare. Quando, un giorno, finalmente arriverai sull'isola o sulla costa da te agognata, ne sarai felicissimo. E con te, ne gioiranno anche le persone al tuo fianco, che ti hanno accompagnato nella lunga navigazione.
Pertanto, mollate gli ormeggi, e navigate verso il mare delle opportunità. E quando vi sentite persi, guardate in alto: ci sarà sempre una stella più luminosa che vi indicherà il cammino...
martedì 18 aprile 2017
Io sono John - Episodio 51
"Mah, niente di che. Solite sorpresine giocattolo poco utili. Mi sono consolato con la cioccolata" rispondo, con quasi disinteresse.
"Mamma mia, John, ti sei mangiato tutta quella cioccolata? Ma sei fuori?" mi rimprovera Samantha, con tono accusatorio. "Sai quante calorie hai ingerito? E la prova costume? Mi sento già ingrassata di due chili solo per averti sentito.".
"Eh, dai non esagerare. Per le feste di Pasqua un po' di uovo di cioccolato non fa male. John, hai fatto benissimo!" mi incita Gregory, sorridendo.
Fermandomi un attimo a pensare, in effetti l'uovo può essere una metafora della vita. Di quelle situazioni che affrontiamo un po' a scatola chiusa, senza sapere a cosa andremo incontro. Lo scopriamo solo una volta aperto l'involucro, che spesso non è indice di per se di qualcosa di buono, ne tantomeno il cioccolato. Alla fine quello che conta è cosa si trova dentro, e spesso troviamo il ciondolino inutile o la macchinina mezza rotta.
A volte può capitare invece di trovare vere sorprese, proprio nell'uovo magari meno appariscente, però più genuino. Invece spesso ci fermiamo all'apparenza, all'incarto appariscente, che ci attira di più sullo scaffale.
Non facciamo l'errore di pensare che un uovo si giudichi dall'esterno, o facendosi attrarre da quello che sullo scaffale è più avanti, più bello o più costoso. Così come non dovremmo fare con le persone, in quanto ognuna ha da regalare qualcosa, anche se magari dall'esterno non sembra. Date una possibilità a quell'uomo in fondo allo scaffale, magari un po' anonimo, ma che magari racchiude la migliore delle sorprese.
A proposito, ora scrocco un pezzo di cioccolato dell'uovo di Samantha.... tanto con la dieta, lei non lo mangerà di sicuro...
domenica 16 aprile 2017
BUONA PASQUA DAL BLOG!
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giovedì 13 aprile 2017
Io sono John - Episodio 50
lunedì 10 aprile 2017
Io sono John - Episodio 49
Richard invece è un po' più in disparte, pensieroso. Ma lo so, lui è una persona riflessiva. Forse starà pensando a qualcosa, chissà.
Non c'è tanta gente, forse sono tutti via per il prossimo weekend di Pasqua. Ed è una fortuna,così alle giostre non c'è fila.
"Su, dai, John, non stare imbambolato, andiamo qui!" esorta Amèlie, indicandomi una strana costruzione tipo casa degli specchi.
"Sicura che poi non ti viene la claustrofobia? Ti conosco... Poi ci tocca venirti a prendere spaventata in un angolo"
"No, tranquillo, vedrai che sarò bravissima a trovare l'uscita"
"Va bene. Andiamo. Vieni Richard, e smetti di guardare la ragazza delle piadine, che ho capito che ti piace..."
"No, John, non stavo guardando la ragazza delle piadine... Va beh, una occhiata... Non vedi che begli occhi che ha?"
"Si, va beh Richard, adesso si chiamano occhi!!! John tiralo via" dice Amèlie, tutta indispettita per il ritardo nell'entrare nella casa degli specchi.
Entriamo in questa specie di non meglio precisata scatola, e devo dire la verità, c'è da perdersi. Quando sembra che stai per andare nel posto giusto, zac!, muro di vetro. Nel mentre che a tastoni cerco di trovare l'uscita, mi vengono in mente certe situazioni della vita, quando sembra che hai la strada libera, e poi all'improvviso spunta un ostacolo che non avevi considerato. Riesco a fare filosofia di vita anche dentro la casa degli specchi. Mah, forse è meglio che non ci penso e vado avanti.
Finalmente usciamo, dopo un bel trambusto, e ovviamente Amélie si è spaventata.
"Uffa, era strettissimo là dentro!" piagnucola.
"Preferivi un bel giro sulle montagne russe?" ironizza Richard.
"No, no, sono ancora più terrorifiche... Andiamo agli autoscontri!"
Gli autoscontri, la mia giostra preferita. Mi piace un sacco urtare con la macchina le altre e compiere manovre assurde per evitarle. Mi piace un po' meno la serie di seicento lividi che ti procuri quando sei uscito. Ma fa parte del divertimento.
Mi piacerebbe andarci in due, come avevo fatto qualche tempo fa con qualcuno. Mi ricordo che ci siamo divertiti da matti, a correre e a sfrecciare, a evitare le botte e a darne. Lei si stringeva a me per non cadere, e io guidavo la macchina nel caos. Un bel momento, non c'è che dire. Ridere insieme facendo cose così è meraviglioso.
Intanto però, sono io da solo sull'auto. Salgo, metto il gettone, e mi preparo alla sfida. Tremate, sono in pista... E difficilmente faccio prigionieri...
venerdì 7 aprile 2017
Io sono John - Episodio 48
Mi fermo un attimo a guardare le scale, coperte con quel velluto rosso, simbolo di prestigio, spolverato ogni giorno perché non via sia la minima traccia di impronta. Le ringhiere di ferro lucide, installate in chissà quale glorioso passato, che danno ancora più l'idea di lusso e importanza.
Ai piedi di quella scala, che ogni giorno faccio per salire, ci sono io, che scruto. E mi domando quante persone siano salite o scese. Chissà cosa pensavano o dovevano fare, chi dovevano incontrare. Magari qualche nobile signore, o alto burocrate. E adesso, invece, le sto salendo io. Un impiegato di una azienda qualunque, che sale per sedersi a un computer e premere tasti per comporre chissà quale documento.
Faccio passare questo pensiero e salgo gli scalini, salendoli uno alla volta, lentamente. Ancora nessuno nei paraggi. Che strano. Entro nel mio ufficio e accendo il pc. Nel mentre apro la finestra e mi siedo, in attesa che arrivino i miei colleghi.
Però non sento il classico vociare di tutte le mattine, i primi caffè presi dai mattinieri come me, i commenti sulla partita della sera prima. Che strano. Comincio ad aprire il mio file e a scrivere. Nessuno squillo, passa il tempo, ma nessuno arriva.
All'improvviso, un suono lontano. Metallico. Che si avvicina sempre di più. Diventa sempre più forte. Si avvicina alla porta. Alzo lo sguardo per vedere che cosa sta entrando. Il suono mi riecheggia nelle orecchie, sempre più forte. Me le tappo e chiudo gli occhi...
Li riapro e sono nel letto. Il suono era la sveglia che mi annuncia l'inizio di una nuova giornata. Mi alzo, mi metto le pantofole e guardo fuori. Chissà cosa avrà voluto dire quel sogno, quella visione.
Mah. Sai che ti dico? Ora mi prendo un buon caffè. E vado a prendere il primo sole del mattino...
giovedì 6 aprile 2017
Speciale Wrestling - The Undertaker
Domenica a Wrestlemania 33 ha annunciato il suo ritiro dal ring, dopo una carriera lunga appunto 34 anni, che lo ha portato ai vertici della federazione e della notorietà, grazie a questo look molto dark e misterioso, quasi come un collegamento tra il mondo dei vivi e dei morti.
Non userà il post per raccontarvi delle gesta di Mark, in quanto potete benissimo informarvi sui vari siti internet che parlano di lui. Vi voglio però trasmettere quello che per me ha significato vederlo sul ring. Mi ricordo quando ero veramente piccolo, e vedevo questi omaccioni combattere sul ring, alla stregua quasi di un cartone animato, e compariva lui, un po' spaventoso, ma allo stesso tempo rassicurante. Uno che sembrava non sentire i colpi e non si arrendeva davanti a niente e nessuno, incuteva timore a chiunque.
Ha vinto tutto quello che il wrestling poteva offrire, sia in singolo che in coppia. Vederlo così, quasi tristemente e dopo una sconfitta, spogliarsi del suo abito di scena e abbandonare il ring, mi ha fatto capire che è finita una epoca. Una epoca di cui lui è stato sicuramente il protagonista e in senso positivo.
Ha lasciato il segno con una gimmick difficile da portare, che non ha mai abbandonato (se non per una piccola parentesi da biker) e che lo ha reso celebre. Dando sempre tanto sul ring. Me lo ricordo quando lo vidi in Italia per gli spettacoli e faceva veramente impressione. Ma i bambini lo acclamavano più di altri.
Credo che di personaggi così il wrestling oggi ne abbia ben pochi. Io ne sono un appassionato, lo seguo appunto da quando sono bambino, e faccio fatica a pensare che non vedrò più le luci dell'arena spegnersi all'improvviso, e sentire i rintocchi di campana funebre risuonare paurosamente.
Grazie Mark, per lo spettacolo che ci hai regalato negli ultimi 30 anni. E speriamo di non vederti vecchio e in modi ridicoli, come certe star del passato...
mercoledì 5 aprile 2017
Io sono John - Episodio 47
"Chi non ti risponde?" chiede Jennifer, curiosa.
"Ehm, niente... parlavo tra me e me..." si nasconde Gregory, facendosi rosso.
"No, Gregory, tu non me la racconti giusta... Hai trovato la morosa? E non ci dici niente?" incalza Samantha, affacciandosi dallo schermo.
"Ehm, no... è una amica... ci sto solo uscendo... niente di che..."
"Sei già cotto tu! Lo ti si vede in faccia!"
"No, dai, non è vero. Ci vado con calma... è solo una bella simpatia..."
"Siete già usciti a cena insieme? Cinema? Fiori?"
"Ma che fiori e cinema, Jennifer... le donne le devi prendere con emozioni forti: una bella moto, un paesaggio mozzafiato, un giro al mare... cosa sono queste cose da coppiette muffe?" ribatte Samantha.
"Uffi, Samantha... non sei per niente romantica! Un po' di dolcezza ci vuole..."
"Dolcezza... se... quella passa... concretezza e faccia tosta... altroché!"
Nel mentre Gregory si fa sempre più piccolo nella scrivania, quasi a voler scappare da quella situazione, con le due ragazze che discutono animatamente.
"Su dai ragazze, smettetela! Gregory è già abbastanza confuso e in difficoltà. Gregory fai quello che ti senti... goditi il corteggiamento, sii sempre te stesso, e non farti condizionare. Se sono rose, fioriranno. Altrimenti, si cambia. E se non ti da retta, vuol dire che ha altri pensieri. E quindi lascia perdere. Non farti usare, non farti del male per nulla. Sii forte e deciso. Ma soprattutto; sii quello che tu vuoi essere. Lei capirà di avere di fronte un uomo serio, e non uno dei tanti che si atteggiano." affermo io, alzando appena lo sguardo da dietro lo schermo, per poi tornare al mio file di numeri inutili.
Tutti si azzittiscono, e vedo che Gregory accenna a un sorriso, quasi come le parole che gli ho detto abbiano centrato il punto. Forse la mia non è la ricetta perfetta, o la soluzione di tutto, e non è neanche facile da mettere in pratica. Però, se ci riflettete, è quello che ci rende unici. E che ci fa vedere dagli altri per come siamo e come ci sentiamo.
Se questo nostro essere piace, bene. Altrimenti, probabilmente, chi abbiamo davanti non è la persona giusta. Perché chi è interessato regala attenzione. Chi non è interessato, guarda con scarsa partecipazione. Io per arrivare a questa convinzione ci ho messo tanto tempo, e spesso neanche la metto in pratica fino in fondo. Ma, credetemi, è quello che bisogna sempre tenere a mente. Perché se si è se stessi, dentro si sta bene. Il dolore del no passa. Voi mi chiedete: ma John, e allora perché ancora sei solo? Eh, cari miei, perché chi mi piace non ha capito questo passaggio... oppure non è interessato... oppure ha altri interessi... Avanti comunque, se sono rose... altrimenti, puntura di spina, un cerotto, e pronti ad aspettare che fiorisca un'altra occasione...
martedì 28 marzo 2017
Io sono John - Episodio 46
Oggi la giornata è abbastanza tranquilla e silenziosa. Sembra come se tutto fosse fermo, ovattato.
Mi guardo intorno, ma tutti sono chini sui loro monitor, con sguardi attenti e concentrati. Nessun telefono squilla, si sente solo un vociare dalla strada fuori dalla finestra.
E così ho un momento per pensare a me. A che punto sono. A come stanno andando le cose.
È un momento di indecisione, ma anche di attesa. Qualcosa di nuovo accade, ma tanti dubbi affollano la mia mente. Cose che ti fanno vedere il mondo positivamente, ma altre che ti fanno pensare che potresti ricommettere lo stesso sbaglio. E non sai cosa sia giusto fare.
Hai paura che dietro ci sia qualcosa di non chiaro o di non detto. Però dall'altra parte vorresti che quel qualcosa succedesse, perchè saresti contento e felice come mai.
Avresti finalmente quella luce e quel calore che ti sono tanto mancati fino ad oggi. Quel sentirti completo e soddisfatto, sollevato e gioioso. Sensazione che ho provato poche volte nella vita.
Ma non dipende solo da me. E quei dubbi e incertezze solo dall'altra parte possono trovare risposta. Chissà se arriveranno e come... Avete capito poco? Siamo sulla stessa barca. Però se leggete tra le righe, alcune risposte alle vostre domande le troverete. Nel frattempo, torno anche io a guardare il mio schermo. Chissà che ci sarà così di interessante da vedere da parte dei miei colleghi... Ah, è la solita inutile presentazione...
sabato 25 marzo 2017
Speciale Cinema - LA LA LAND
Il film è, per i pochi che non lo sapessero, interpretato da Emma Stone e Ryan Gosling, che ormai si possono definire una delle nuove coppie del cinema di oggi (hanno già recitato assieme in diverse pellicole) e sicuramente il feeling tra i due attori è stato molto utile al regista Damien Chazelle per ottenere il massimo da questa pellicola.
La trama è incentrata nella storia d'amore tra uno squattrinato jazzista e una barista che sogna di diventare una attrice, e utilizza molto il linguaggio del musical.
Premessa doverosa: io non sono un fan di musical. E' un genere per me ostico, che rischia spesso, a mio parere, di cadere di stile o rendere la pellicola troppo "debole", soprattutto se le parti ballate e cantate non sono ben miscelate con le parti recitate. Lo vedo più un genere da teatro che non da film.
Nonostante la premessa però, devo dirvi che La La Land mi è piaciuto: ha un buon ritmo, gli attori sono bravi, la fotografia è ottima e i dialoghi sono ben costruiti. La trama è inoltre credibile e adatta ai due interpreti.
Qualche difettuccio, forse, a trovare il pelo c'è: per un non amante del musical come me, i primi due minuti possono rivelarsi fatali: una scena iniziale ballata e cantata, che serve di fatto ad introdurci i nostri due protagonisti, che però è troppo "canzone", troppo "musical" e può "spaventare", facendo pensare che tutto il film sia così. Poi, per fortuna, uno continua e si ricrede. La scena è molto ben girata tecnicamente, con delle riprese fantastiche, però... forse uno stacco parlato iniziale prima di partire a spron battuto sarebbe stato meglio. Altro punto critico è il fatto che, per quanto si siano allenati, Ryan Gosling e Emme Stone non sono ballerini, e quindi le scene dove sono solo loro due a ballare, possono sembrare un po' "forzate". Inoltre la scena all'Osservatorio rischia di essere troppo "onirica", quando fino a quel momento il film aveva mantenuto concretezza anche nelle parti ballate.
Sono comunque difetti piccoli e forse anche figli del mio gusto personale. E' un film che consiglio comunque di vedere, anche per chi non è amante del genere, in quanto è ben confezionato e prodotto, e regala sorprese fino alla fine.
Detto questo, vi lascio alla visione e ci vediamo al prossimo appuntamento con "Speciale Cinema"!
venerdì 24 marzo 2017
Io sono John - Episodio 45
"Sono veramente euforico... Non vedevo l'ora che finisse la settimana!" esulta Gregory, con tono sollevato.
"Questa settimana sembrava non passare mai... Per fortuna è finita e questo weekend me ne andrò in montagna con la mia ragazza. Era da tempo che desideravo farlo!"
"Bravo Robert! Ottima idea. Chissà che meraviglia di paesaggi e posti.."
"Beh, io punto sul cibo! Mi hanno detto che si mangia divinamente in una baita nei dintorni"
"Ecco, come sempre, romanticismo zero!" esclama Jennifer, con voce canzonatoria.
"Jennifer, dai su, è normale che un po' di romanticismo c'è: davanti a una costata o a una fonduta..."
"Spiritoso, Robert, veramente spiritoso... La tua ragazza deve essere una santa!"
"E tu John? Cosa farai questo weekend?" mi chiede Gregory, con curiosità un po' pettegola.
"Non lo so Gregory, non ho pianificato niente. A volte mi affido all'istinto e al tempo..." rispondo, cercando di svicolare.
"Dai John" insiste Jennifer "Non ci credo che non hai impegni."
"No, Jennifer, è la verità. Non è che sia obbligatorio fare qualcosa, a volte anche stare un po' tranquilli non fa male. E poi magari qualcosa salta fuori sempre... Chissà!"
"Se, se... non ce la racconti giusta John. Secondo me ci nascondi qualcosa... Qualcosa di femminile magari..."
"No, Jennifer, non è così. Non avrei problemi a dirvelo. E sicuramente, mi vedreste super-attivo in attesa del weekend!" abbozzo ridendo, in modo da uscire dal discorso.
"Va bene, John, ti crediamo. Ragazzi, ora però caffè!"
"Siii, caffè per tutti!"
"Andate pure" rispondo io "Resto a presidio."
E, detto questo, si avviano in processione verso il santuario del caffè. Guardo il mio schermo, bianco con le solite celle da riempire, e penso al weekend. Mah, chissà se riserverà sorprese. O se scorrerà tranquillo, in attesa di una nuova settimana. In effetti, spero sempre che qualcosa succeda. Una telefonata, una idea brillante, un bel film da vedere... Chissà magari lei chiama... No, John, non chiamerà. Non ci pensare. Al weekend ci penserai tra qualche ora. Adesso, invece, ci sono le celle da riempire... Come alcuni vuoti che ci sono dentro di te...
mercoledì 22 marzo 2017
Io sono John - Episodio 44
Staccare... ma è sempre vero che alla fine si stacca? Non è che alla fine lo staccare diventa allo stesso tempo una fuga dai problemi, dalla realtà? Non so come affrontare una cosa, mi viene ansia o incavolatura, e allora scappo.
Vado via. lontano dal problema. O almeno così credo. Infatti, al ritorno, probabilmente il problema è lì che ti aspetta, sia esso lavorativo, sentimentale o della vita pratica quotidiana. E allora perché fuggire? Perché non affrontare il problema? Perché scappare sempre?
Forse perché è facile. Oppure perché si ha paura di chiedere aiuto. Perché a volte si è talmente tanto impauriti di quello che possono pensare gli altri, che si preferisce mettere il problema sotto la sabbia, piuttosto che affrontarlo. Oppure si teme di perdere qualcuno o qualcosa.
Vedo spesso intorno a me persone che adottano questo modo di agire. E non ne comprendo sempre il perché. O meglio: prima anche io agivo così. Fuggivo da un problema trovando una sorta di felicità momentanea artefatta, fatto di un viaggio, di un dolce, di un libro. Però il problema era sempre lì. E tornava. Il mio non era uno staccare di riposo, ma di fuga. Perché pensavo che prima o poi le cose si sarebbero aggiustate, o forse che alla fine andava bene così.
Oppure non mi accorgevo che quel modo di agire era sbagliato. Un mix di non soluzioni. Invece, una volta, mi sono fermato per un istante. E mi sono chiesto: posso fare qualcosa per me? Per risolvere il mio problema? Per darmi la forza necessaria a superare tutto questo?
E, piano piano, riflettendo, la risposta che ho trovato è: si, si può. Basta non fare fughe, ma affrontare la realtà. Andarci in faccia, vederla per com'è. E poi agire, cercando di viverla nel migliore dei modi possibili. Facendo del bene a te stesso, prima di tutto.
A quel punto lo staccare diventa quello che deve essere: puro riposo. Ma un riposo bello, sereno e rigenerativo. Che ti godi in ogni momento, perché dentro sei sereno e ti porti dietro la serenità.
Non so se ho ragione o meno, ma magari una riflessione in ognuno di voi la stimolo. Ah, per la cronaca, ora torno alle mie beghe lavorative. Tanto so che, a fine giornata, saranno solo un ricordo...
domenica 19 marzo 2017
AUGURI FESTA DEL PAPA'
A volte possono sembrare figure più autoritarie o seriose rispetto alle mamme, oppure essere più "bambini" dei figli, ma averli vicino è sempre una grande fortuna e un esempio per le nostre vite.
Il mio pensiero va anche a chi un Papà l'ha perso da poco, o da tempo, oppure non lo ha mai conosciuto, oppure per chi si è allontanato da lui perché non ha mai avuto un buon rapporto.
Per chi lo ha perso, non vi preoccupate, da lassù sicuramente continua a guardarvi con occhi attenti e amorevoli. Per chi non lo ha mai conosciuto, forse un giorno questo dubbio ve lo toglierete, e ne capirete i motivi. Per chi è in "cattivi rapporti", la speranza è che le divergenze si appianino o che comunque possiate trovare un altro esempio di Papà da seguire.
Fare il Papà è un mestiere difficile... ne sa qualcosa San Giuseppe...
mercoledì 15 marzo 2017
Io sono John - Episodio 43
venerdì 10 marzo 2017
Io sono John - Episodio 42
mercoledì 8 marzo 2017
Speciale Calcio - In Italia...
Lasciando perdere tutto questo, io vorrei solo fare un confronto: ieri sera hanno giocato contro la prima classificata della Liga attuale contro la terza forza del nostro campionato. Ora, che ci possa essere un po' di differenza, questo è chiaro. Ma che la terza forza del nostro campionato (che al momento in Liga è il Siviglia, vincitore negli ultimi 11 anni di 5 Europa League) non riesca neanche ad impensierire per un attimo la prima forza della Liga, e che inoltre l'unica che al momento se la possa giocare alla pari sia la Juventus, pur avendo dimostrato che qualche limite c'è, e che in Europa League stessa l'unica superstite è la Roma, bocciata ai preliminari di Champions e seconda forza del campionato italiano, la dice lunga sulle basse prospettive attuali del nostro movimento.
Perché tutto questo? Perché gli altri sono più bravi? Più furbi? Hanno più soldi grazie ai ricchi investitori stranieri? Non solo, purtroppo.
Noi paghiamo l'era delle "Sette Sorelle": club gestiti da "padri-padroni", che hanno usato il club con una sorta di "finto-mecenatismo", per dare lustro o credibilità alla loro storia imprenditoriale (Tanzi, Cragnotti, Sensi e Cecchi Gori) o per mantenerne il prestigio (Berlusconi, Moratti e gli Agnelli/Elkann). Peccato che tutti questi signori, in collaborazione con le amministrazioni comunali propritarie dei vetusti stadi italiani, non hanno mai pensato, invece che strapagare calciatori per farsi la guerra, a costruire ed ammodernare all'epoca gli stadi, che oggi sono la prima ed enorme fonte di guadagno dei top club europei. Voi direte: e ma i tifosi? Le violenze? Ricordo che l'attuale campionato più ricco, la Premier League inglese, dove ricordo almeno 5-6 squadre possono ambire al titolo, fino a qualche anno fa aveva a che fare con gli hooligans, i tifosi che ancora adesso in trasferta mettono a ferro e fuoco le città.
E quindi cosa fare? Credo che il giusto mix sia un po' quello che tre squadre italiane stanno facendo, anche se non in maniera organica: la prima è la Juventus, che ha fatto lo stadio di proprietà, adatto alle sue esigenze, sempre pieno e senza tifo violento dentro l'impianto. La seconda è il Milan, almeno quello che sarà fino al presunto "never-ending-closing", che ha puntato sui giovani, e la terza è l'Inter, che, seppur vituperata, è stata venduta a un gruppo straniero forte, che investe (poi va beh, forse l'allenatore scelto in partenza poteva essere valutato meglio).
Dobbiamo smettere di dipendere dagli introiti della pay-tv, vedere il calcio come politica, stare dietro ad amministrazioni comunali che non vogliono perdere gli affitti degli stadi cadenti dove, se va bene, l'ultimo ritocco è di Italia '90 (e che lavori all'epoca...). Quindi se vogliamo tornare competitivi, credo che la strada da seguire siano quelle tracciate dai club più blasonati italiani.
Voi cosa ne pensate? Lasciatemi pure il vostro commento. E ci vediamo con il prossimo "Speciale Calcio".
Festa della Donna
Lascio a queste piccole strofe, trovate su Internet, la conclusione:
lunedì 6 marzo 2017
Io sono John - Episodio 41
"Che succede, John?" mi chiede Amélie, con fare preoccupato.
"Niente, tranquilla. Stavo pensando a una cosa..."
"A cosa? Mi sembri molto corrucciato"
"Sai, a volte faccio fatica a capire come girano certe cose del mondo. Mi spiego. A te piace una persona. Ti piace molto. Cerchi in tutti i modi di passare del tempo con lei, te ne inventi mille, pensi e ripensi a come fare in modo di strapparle anche solo un minuto..."
"Non capisco dove vuoi arrivare a parare, John..."
"Aspetta, ora arrivo al punto. Dicevo, tu ti dai un sacco da fare con questa persona, ma a quanto pare per lei tu sei trasparente, una luce lontana, una specie di ectoplasma parlante..."
"Beh, se fossi un fantasma, forse, avrebbe ragione a tenerti lontana. Sarebbe spaventata.."
"Grazie Amélie, Una battuta davvero comica. No, dai sto dicendo sul serio. Possibile che a una persona tu possa interessare solo a scartamento ridotto? Oppure a giornate?"
"Mah, John, che ti posso dire. Vedi, secondo me è come il caffè che stiamo bevendo. Ogni tanto è più buono, altre volte meno. Dipende anche qui dalle giornate: il barista di turno, l'umidità della miscela, se la macchina è stata regolata bene... Ogni giorno è diverso, e tante persone hanno ragionamenti e modi di rapportarsi non coerenti".
"Già, forse hai ragione. Ma perché allora non riesco a buttare via tutto all'aria e mandare in malora?"
"Perché quella persona ti piace, John. E si fa fatica a buttare via quello che piace. A meno che, pian piano, non capisci che c'è qualcosa di quella persona che non va per te. In questo modo trovi un motivo di distacco, e riesci a non starci troppo a pensare su..."
"Uhm, in effetti. Però continuo a non capire. Perché esistono le persone indecise? Una cosa piace o non piace, la vuoi o non la vuoi, la desideri o non la desideri. Amélie, davvero, non capisco."
"Eh, John. E' questo il mistero. A volte neanche noi sappiamo quello che vogliamo veramente. Lo immaginiamo, lo supponiamo. Poi quando ce lo troviamo davanti, ecco che la nostra certezza vacilla. Oppure vogliamo davvero capire se chi abbiamo davanti è davvero quello che sembra, Per non investire tempo ed energie in qualcosa di cui poi ci possiamo pentire."
"E' vero... Un investimento sbagliato... e si perde tanto. Però ogni investimento ha un rischio, sempre. E va corso..."
"...Se uno vuole farlo... C'è anche chi al rischio è avverso..."
"Beh, me ne farò una ragione. Si vede che io sono uno speculatore dell'amore!"
"Ahahah, carina questa... Fa il paio con la mia di prima. No John, non sei uno speculatore. Hai solo in questo momento le idee più chiare dell'altra persona. Tutto qui. Ora sta te decidere: rischi ancora di più, e vai a scoprire tutte le carte. Oppure aspetti i suoi tempi e vedi cosa accade. Oppure tronchi del tutto, e arrivederci."
"Hai ragione, Amélie. Ci devo pensare su. In effetti non è una scelta che si può prendere alla leggera."
"Bravo John, intanto finiamoci questo caffè. Magari aiuta. E sappi che qualsiasi decisione prenderai, avrai il mio sostegno."
"Grazie Amélie. Mi dispiace per questo caffè corretto alle indecisioni."
"John, vedrai... le cose andranno per il meglio, come sempre..." disse Amélie, sorseggiando il suo caffè e avendo già intuito a chi stavo pensando nel mio ragionamento...
giovedì 2 marzo 2017
Io sono John - Episodio 40
Vedo la natura intorno a me che è indecisa se ritornare alla vita o aspettare ancora un po', perché ha paura che un refolo d'aria fredda, un ricordo di inverno, possa colpirla e far morire quello che, a poco a poco, sta rinascendo.
In questo momento mi sento un po' come la natura: sono indeciso se aprirmi alla primavera e sperare che i sentimenti si riscaldino, o rimanere ancora un po' chiuso, per non rimanere freddato da qualche ripensamento o da qualche momento di indecisione.
Comunque, per il momento, mi godo il sole e questa bella giornata. Come se fossi su un prato, profumato d'erba, con il tepore primaverile. Camminando senza pensieri, con leggerezza. Anche se nella mia mente i pensieri si inseguono.
Spero solo che su quel prato, in un qualche momento, possa vedere una figura lontana avvicinarsi a me. Già la vedo, mentre cammina con un ampio sorriso, con i suoi occhi espressivi e bellissimi, illuminati dal sole, che mi tende le braccia, per cercare un mio abbraccio. Il suo profumo che si confonde con l'erba e i fiori intorno. Un bacio che ci unisce.
Eh, bei pensieri. Invece la realtà di adesso è un file con dati da riempire, telefonate e corse contro il tempo. Tutte cose che mi allontanano da questo sogno. Che vorrei fosse vero. Va beh, passiamo il badge per aprire la porta di ingresso. Il pomeriggio mi attende. Speriamo che finisca presto. E possa correre, felice, verso il prato. Sperando che lei mi aspetti lì...
